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Io la troverò
Dove si annida il male
Il confine del silenzio
Tutto ciò che resta
Io so perché canta l'uccello in gabbia
Africa, mon amour
Fiore di fulmine
Amore, Parigi e un gelato al pistacchio
La ragione dei sensi
Sherlock Holmes e il Signore della notte
Addio è solo una parola
All'improvviso la scorsa estate
La stagione degli innocenti
Scia di morte. L'ultimo viaggio della Lusitania
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
I piaceri della notte
Nessun ritorno
Campari a colazione
Per te qualunque cosa


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L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande. (Woody Allen)
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sabato 14 ottobre 2017

Ho taciuto di Mathieu Menegaux (Bompiani)


È un memoriale, breve, ma toccante, per raccontare una verità dolorosa. Incisivo e fortemente introspettivo, in ogni sua pagina, HO TACIUTO di Mathieu Menegaux è un piccolo capolavoro, un dramma in piena regola, raccontato da una donna coraggiosa, innamorata, del marito e della vita, che decide di superare un'esperienza terribile raccontandosi una bugia fatale.
Claire Beyle è vittima del crimine più odioso che possa capitare ad una donna. Non è colpevole, ma sente di dover sostenere da sola l'insostenibile fardello, che arriva a rovinarle l'esistenza e tutto ciò che ha costruito negli anni. Il suo assordante silenzio, con chiunque la circondi e possa in un qualche modo aiutarla, non le ha impedito di commettere un crimine peggiore di quello che ha costruito per se stessa con la menzogna. 
Il grido di aiuto, che ha dentro, le impedisce di comunicare le sue paure all'uomo che ama, mettendo a rischio il loro rapporto. L’irreparabile dramma di Menegaux, che tanto ha in comune con i romanzi di Dostoevskij, costruisce l'evoluzione del tormento di una donna, fondamentalmente buona, fino a farla esplodere nella negazione di ogni cosa.
Claire è rinchiusa nel carcere femminile di Fresnes ed è ancora una vittima oppressa dal suo senso di colpa, quando finalmente decide di mettere per iscritto la sua verità.
In un crescendo di suspense, HO TACIUTO è tragedia moderna dell'incomunicabilità.

sabato 8 aprile 2017

Mindhunter di John Douglas e Mark Olshaker

Come diceva Amleto "Tutta la terra non basterà a seppellire un delitto. Alla fine, lo si scoprirà."
John Douglas e Mark Olshaker hanno scritto un libro per raccontare l'incubo, l'orrore, la carneficina, dal lato di chi lotta contro il tempo, da chi non vuole che il Male personificato continui a mietere vittime, da chi dà la caccia ai serial killer.

L’intuizione di parlare, con i serial killer o "mostri", già catturati, è opera di John Douglas. È lui l’uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell’FBI e che, per farlo, ha dovuto confrontarsi con le più atroci menti criminali del suo tempo, andando a trovarli nei loro luoghi di detenzione, entrando in confidenza con loro, chiedendo loro consigli e pareri sugli altri serial killer attivi, su quelli ancora a piede libero, a godersi la libertà, guardandosi intorno alla ricerca di probabili vittime.

Per anni, John Douglas ha interrogato in carcere gli assassini e gli stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando, in prima persona, l’orrore e l’orgoglio di questi "mostri", per poter dare la caccia ad altri come loro.

Mindhunter racconta sotto forma di romanzo un percorso di indagine, di analisi e raccolta di dati, dettagli ed indizi per ricostruire il Male e i luoghi dove si annida. I cacciatori di serial killer, profiler o MINDHUNTER seguono le ipotetiche piste lasciate dalle abitudini umane. Cercano l'origine del "Male", trovando il modo di identificarlo.

Lo stile di Mindhunter è ricco di suspense e il dipanarsi della trama rivela gli aspetti, progressivamente, più agghiaccianti della mente umana. È un po' come sentirsi una spaurita Clarice Starling dinanzi ad Hannibal Lecter. Mindhunter è un piccolo gioiello del genere crime fiction, impreziosito da un'ottima prefazione, scritta da Donato Carrisi.


giovedì 30 marzo 2017

Fore morra di Diego Di Dio

FORE MORRA, ossia fuori dalla camorra. È il titolo di un romanzo attuale e crudo nelle descrizioni. I personaggi delle vicende, che agiscono all'interno della piccola e grande criminalità, sono come proiettili impazziti, con tutti e con nessuno.

È un libro che riporta subito per le ambientazioni, le tematiche e le storie narrate al celebre romanzo GOMORRA.

È il primo romanzo di DIEGO DI DIO che leggo e ne ho apprezzato lo stile conciso e scorrevole, la notevole potenza evocativa delle immagini, rese con descrizioni particolareggiate, e le sequenze narrative dove si annida sempre un colpo di scena eclatante.

La storia, che alterna il presente e il passato, segue le vicende criminali dei due protagonisti, Alisa e Buba, due sicari. Come li immaginiamo solitamente due sicari? In FORE MORRA, il lettore trova la risposta perfetta. Alisa e Buba sono professionali, spietati, ben noti nell’ambiente criminale, ma sono anche in pericolo. Pur essendo notevolmente diversi, riescono a lavorare insieme: sono una coppia criminale riuscitissima.

Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta a un’infanzia trascorsa tra violenze e abusi. È cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Entrambi conoscono la povertà e cercano come possono di sbarcare il lunario. Cercano l'occasione che può aiutarli a cambiare totalmente vita, nonostante quell'esistenza fatta di crudeltà e violenza sia ormai tatuata sulle loro pelli.

Durante la loro attività violenta, cadono in una trappola, ordita contro di loro da un uomo molto potente e determinato, chiamato “il boss”, e di cui si sa che come obiettivo quello di catturare Alisa.

Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa deve capire chi si nasconde dietro quella grande macchinazione. Buba e Alisa devono addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l’odio di un uomo tradito.

sabato 12 novembre 2016

Tra i malvagi di Linda Castillo


Nessuna luce può penetrare l'abisso più profondo, ma LINDA CASTILLO, nei suoi romanzi, ci prova sempre e sicuramente ci permette di guardarci dentro da un punto di vista privilegiato. LINDA CASTILLO ci fa analizzare scene del delitto e investigare al fianco di Kate Burkholder, capo della polizia di Painters Hill. Il suo scopo è far emergere scomode verità, solitamente sconvolgenti perché legate all'ambiente familiare, ma soprattutto vuole raccontarci i tanti segreti che si annidano all'intero delle comunità amish.

È l'ottavo romanzo della sua celebre serie investigativa e, nonostante pensassi che ormai avesse davvero raccontato tutto, l'inenarrabile è emerso ancora ed è stato ancora sconvolgente, travolgente e coinvolgente. 
Il male, raccontato dalla Castillo, produce un brivido di paura ed inquietudine che si insinua nel lettore, portandolo ad analizzare la verità anche sotto quel lembo di superficie che è la quotidianità.

Il mistero è in ogni dettaglio, in ogni istante di questa storia che si è nuovamente ed ulteriormente evoluta, facendoci conoscere una Kate Burkholder, diversa dal solito. Però, Kate è sempre ostinata a far emergere la verità di quel mondo, la comunità amish, che da protagonista, molti anni prima, ha deciso di abbandonare per sempre, pur rimanendone ancora letteralmente invischiata e perseguitata.

TRA I MALVAGI è l'ennesimo thriller d'autore, scritto sapientemente da una delle migliori autrici del genere.

LINDA CASTILLO non delude mai le aspettative dei suoi lettori.

lunedì 17 ottobre 2016

Sei ore e ventitré minuti di Domitilla Shaula Di Pietro


È un esordio narrativo molto interessante, un romanzo che lascia il segno ed emoziona, lasciando un brivido sotto pelle che impone una doverosa riflessione. Domitilla Shaula Di Pietro, già diventata pittrice per caso, ora affronta se stessa e il suo passato, raccontando la sua esperienza, la violenza subita e mai dimenticata, quella parte del suo vissuto che ha cambiato il suo modo di percepire le emozioni, i sentimenti, il quotidiano in generale.
Nel libro SEI ORE E VENTITRÉ MITUTI, tratto dalla sua storia vera, Domitilla Shaula Di Pietro ha ovviamente cambiato i nomi e romanzato alcuni episodi per esigenze narrative, ma ha raccontato i tratti salienti di un'esperienza dolorosa che l'ha segnata profondamente. Le ferite si sono rimarginate, ma il segno delle cicatrici è ancora lì a ricordarle che è sopravvissuta e che, in parte, ne è venuta fuori.

È un romanzo toccante, intenso, scritto con la volontà di fare giustizia. O di avere la sua vendetta.

La protagonista Frida è una donna felice, soddisfatta della sua vita, moglie e mamma impegnata, ma anche gratificata dalle emozioni che la sua famiglia le dona. La violenza, subita da Frida, segna un punto di non ritorno, uno spartiacque che divide in due la sua vita, la sdoppia. Avviene il cosiddetto sliding doors nella vita di Frida, che prosegue duplicando la protagonista e raccontandola, a capitoli alterni. È così che, grazie alla tecnica dello sliding doors, il racconto si divide tra Frida 1, che ha subito lo stupro, e Frida 2, che l'ha evitato, ma ha scoperto altro.

Ho trovato molto interessante e coinvolgente la tecnica narrativa. Lo stile è avvincente, caratterizzato da una scrittura fluida ed elegante. È un ottimo romanzo e l'ho apprezzato molto per le riflessioni che apre sui tanti aspetti provocati dalla violenza sulle donne. È un romanzo che tratta un tema caldo, ahimè, attualissimo e sempre più discusso. Bisogna lottare per cancellare questa piaga sociale. Bisogna evitare che le vittime, sopravvissute alla violenza, vengano uccise dall'indifferenza e dall'ignoranza che ancora circondano tanta brutalità. Bisogna fare in modo che le leggi tutelino maggiormente le donne e riescano a punire tali atti criminali in maniera esemplare.


"A volte è necessario intervenire nelle vite degli altri, altre volte, pur non volendo, le persone si incrociano comunque, perché è scritto, o per caso, o per motivi che non sappiamo."  

    

giovedì 11 agosto 2016

Niente è mai acqua passata di Alessandro Bongiorni


"Credevo che fosse giusto. Ma ormai è acqua passata."

"Niente è mai acqua passata."

Finché c'è qualcuno che cerca, spera, ama, non è mai acqua passata. Ecco il senso del quarto romanzo che ha come protagonista il vice commissario Rudi Carrera della questura di Milano.

Carrera è un personaggio a tutto tondo, destinato ad evolversi pur continuando, fermamente e ossessivamente, a rincorrere la giustizia: la verità ad ogni costo per vendicare gli innocenti.

Come dice l'autore, ALESSANDRO BONGIORNI, «Scrivere è un mestiere bellissimo. Ti permette di creare mondi, di tirare fuori quello che hai dentro, di fare ricerche che altrimenti non faresti, di sviluppare ragionamenti, di dare davvero qualcosa.» Lui ci è riuscito alla perfezione, scrivendo un romanzo dinamico, avvincente, dal ritmo rapido. È coinvolgente, a tal punto, da mantenere viva l'attenzione del lettore per quasi quattrocento pagine, che scorrono costruendo un mondo di personaggi verosimili, convincenti, possibili, quasi reali.

È un ottimo poliziesco, ambientato a Milano, con la sua vita frivola, dinamica, pulsante, ma anche ricca di insidie e pericoli, di desideri e vere e proprie ossessioni. Ma è anche un mondo in cui regna la criminalità e la lotta contro il crimine (in questo caso il racket della prostituzione) è destinata a perdersi nei meandri della burocrazia e nel turbinio di voci ed eventi apparentemente non connessi. In questo mare di voci, quelle dei più deboli non vengono ascoltate, generano confusione e si sommano al caos che già c'è e che nessuno riesce a fermare.

Troppe donne soffrono terribilmente, scompaiono, muoiono in questo romanzo.

A tentare disperatamente di proteggerle, di fare la cosa "giusta", c'è Carrera e la sua squadra.

Ma c'è anche Beppe Modica, un uomo che ha rinunciato a tutto pur di trovare Giada, la sua unica figlia, scomparsa quattro anni prima e dimenticata da tutti, ma non da lui.

Le strade di Rudi Carrera e Beppe Modica sono destinate ad incontrarsi. Si aiuteranno, poiché entrambi sono a caccia di verità e giustizia. Entrambi hanno qualcosa che li unisce: credono nelle seconde opportunità e non perdono le speranze.

Rudi Carrera è uno che ama Milano, in modo viscerale, e nello stesso modo ne conosce bene l'anima violenta e terribilmente crudele, quella che affonda le sue radici nella criminalità. Carrera non sa trattenersi, quando sente di dover fare tutto il possibile per ottenere giustizia e di essere uno dei pochi ad averla nel cuore, nella mente, nell'anima, come se ottenere giustizia fosse la sua più grande ossessione.

"È una parte di me. Non è tutto, ma esiste."

giovedì 28 aprile 2016

E adesso? di A Yi

Che cosa significa "non c'è un motivo"?



"Ora capisco, capisco tutto. Non voglio rimanere intrappolato nell'illusione che mi voglia bene."

E adesso? Un titolo semplice e intrigante per una storia noir che racconta una vicenda che affonda le radici nella quotidianità di ognuno di noi, a volte tanto banale da scivolare in qualche gesto di assurda follia. È opera di uno scrittore cinese che non conoscevo ancora, A Yi. Il suo romanzo breve mi è piaciuto molto. L'ho trovato intelligente e coinvolgente, lucido e dettagliato nella narrazione dei gesti e delle motivazioni, irrazionali, che spingono il protagonista a pianificare un omicidio, apparentemente compiuto senza un vero perché, ma in realtà denso di troppe frustrazioni ed insoddisfazioni. Quello che poteva essere un suicidio per depressione diventa un efferato delitto con la conseguente fuga, però, senza troppa voglia di farla franca.

"Mi sarebbe piaciuto essere qualcuno di eccezionale. Ma qualsiasi cosa finisce come acqua nel deserto: evapora."

Lo sconvolgente protagonista, un normalissimo ragazzo della provincia cinese, insoddisfatto della propria esistenza senza lavoro, decide di diventare eccezionale per qualcosa che lo faccia ricordare, che gli permetta di uscire dall'anonimato facendo del male alla più innocente delle creature che conosce, una ragazza, dolce e perbene, che ha mal riposto in lui la sua fiducia.

"Lei è un'esca. La natura mi guarda profetica e stupefatta mentre cado in trappola, un passo dopo l'altro."

Il suo è un progetto totalmente folle, grottesco.

"Dovevo fare del male a lei, che era una così brava ragazza. Non ero tanto io a volerlo, quanto lei a imporlo".

Tanto interessante, quanto sconvolgente. Un romanzo adatto per riflettere sulla mancanza di empatia e sull'anaffettività che domina il presente. 

giovedì 26 marzo 2015

L'enigmatico caso di Cesare Lombroso

Diana Bretherick
L'enigmatico caso di Cesare Lombroso
ISBN 978-88-541-7489-4
thriller Newton Compton
Pagine 384 - Euro 9,90
Non ti annoierai
Un grande thriller
Un perfetto criminologo pensa come un assassino

Torino 1887. James Murray – dottore scozzese da poco laureato, grande appassionato di criminologia – si reca nella città della Mole per conoscere il famoso professore Cesare Lombroso, massimo esperto in materia. Subito dopo l’incontro, però, i due scopriranno un cadavere orrendamente mutilato. Un messaggio ritrovato sul luogo del delitto, inoltre, collegherebbe proprio Lombroso a questo agghiacciante omicidio. Con l’aiuto dell’assistente del professore il giovane Murray dovrà mettere alla prova tutte le sue conoscenze di criminologo ed entrare nella mente contorta dell’efferato omicida seriale per fermare la tragica scia di delitti che sta insanguinando Torino e incastrando il suo mentore. Chi vuole compromettere Lombroso? I messaggi trovati sui cadaveri sono una prova contro di lui o una sfida che l’assassino gli ha lanciato? E le sue teorie sulla natura dei criminali riusciranno a scagionarlo dalle accuse?

Torino 1887
Un talentuoso criminologo
Un cadavere mutilato
Un biglietto anonimo
Chi vuole incastrare Cesare Lombroso?


«Le descrizioni della Torino del 1800 sono così realistiche che il lettore si ritrova catapultato lì: assapora la città e ne sente gli odori. Gli amanti dei thriller divoreranno questo avvincente romanzo di esordio.» Library Journal

«L’autrice, docente di criminologia, sa esattamente di cosa parla.»  Kirkus Reviews

giovedì 26 febbraio 2015

Segnalazione: "La ruga del cretino"

Un famoso criminologo, una medium,
una giovane contadina un po' strana,
e un assassino misterioso,
come Jack lo squartatore.


368 pagine - € 16.40 - ISBN 978881168878-5 
La terza figlia di Serpe e Arcadio si chiama Birce, ed è nata storta. Ha una macchia sulla guancia sinistra e ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane. Chi la vuole una così? Chi la prende anche solo come servetta di casa? È l'agosto del 1893 e per i due coniugi, lavoranti presso il rettorato del santuario di Lezzeno, poco sopra Bellano, è arrivata l'occasione giusta. Perché una devota, Giuditta Carvasana, venuta ad abitare da poco a villa Alba, è intenzionata a fare del bene, per esempio aiutare una giovane senza futuro. Per Birce non sarebbe cosa da poco, perché la vita non pare riservarle un destino felice. Come a quella povera fioraia di Torino massacrata per strada. A dire il vero, in quell'estate lontana, non è la prima vittima. I loro corpi sono a disposizione della sala anatomica dell'università torinese, dove il dottor Ottolenghi, assistente del noto alienista Cesare Lombroso, li analizza con cura, convinto che dalla medicina possa venire un aiuto alle indagini. Oltretutto, dalle tasche delle sventurate, salta fuori un biglietto con incomprensibili segni matematici. Indicano un collegamento tra quelle morti? E nel mirino dell'omicida può esserci finito lo stesso Lombroso, che già aveva ricevuto un analogo foglietto insidiosamente anonimo? Trovare la soluzione non è cosa per cui possa bastare il rigore della scienza. Forse, fantastica il Lombroso, lo spiritismo potrebbe dare un contributo. Per quanto a praticarlo siano persone fuori dall'ordinario. Un po' come la Birce, con quella sua macchia e che ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane…

Nella Ruga del cretino, il mondo di Andrea Vitali, esilarante e pittoresco, si colora con le tinte del giallo, portando le lancette del tempo all'epoca degli albori della psichiatria e della nascente criminologia moderna. Una prova letteraria che alla felicità narrativa unisce un desiderio di esplorazione che avvince il lettore.

mercoledì 4 dicembre 2013

Dal 15 gennaio, BRAMA di Arne Dahl - Il crimine non ha nazionalità

Una nuova serie che ha fatto definitivamente entrare 
Arne Dahl nella cerchia dei più quotati 
autori di crime al mondo

Arne Dahl

Brama

DAL 15 GENNAIO IN LIBRERIA


Una nuova serie che ha fatto definitivamente entrare Arne Dahl nella cerchia dei più quotati autori di crime al mondo.

Tradotto in oltre 25 lingue, con 500.000 copie vendute del solo primo episodio nei paesi scandinavi e in Germania.

Attuale, ironica, ingegnosa, penetrante: questa serie è lo specchio del nostro tempo.

Il crimine non ha nazionalità.
I tentacoli del male non conoscono frontiere e si estendono ovunque.
Una nuova unità operativa top-secret dell’Europol con sede all’Aia.
La chiamano Op Cop.
Un gruppo con connessioni in tutta Europa guidato dallo svedese Paul Hjelm.
Il suo obiettivo è sconfiggere la criminalità internazionale.

Le ultime parole che un giovane cinese sussurra nell’orecchio dell’ispettore Arto Södersedt prima di morire sono quasi incomprensibili. Ma decisive. Poco dopo, in un parco di Londra viene ritrovato il cadavere di una donna. Sul corpo porta un messaggio diretto all’unità operativa dell’Europol. Da Stoccolma all’Inghilterra, qual è il nesso tra i due delitti? Una cosa risulterà presto evidente a tutti gli investigatori coinvolti: l’estensione del crimine su cui indagano è tale da lasciare anche i più esperti tra loro senza fiato. Avidità, corruzione e brama di potere sono sempre gli stessi. Ma ora si estendono su una scena molto più vasta.

Un thriller trascinante, esplosivo, e spaventosamente realistico

«Questo è molto più di semplice intrattenimento. Arne Dahl getta lo sguardo al futuro dell’Europa e ci presenta un imponente sistema di sicurezza che non conosce più frontiere» Der Tagesspiel

«Dahl affronta i grandi temi globali, e lo fa come nessun altro sa fare» Die Zeit

Arne Dahl, tra i cinque candidati all’European Crime Fiction Star Award per il suo diffuso riconoscimento internazionale, è lo pseudonimo di Jan Arnald (1963).
Editor, scrittore, critico letterario, a Stoccolma collabora con l’Accademia di Svezia e cura una rubrica sul «Dagens Nyheter».
Autore di romanzi e racconti, ha raggiunto le classifiche internazionali con la serie del Gruppo A, di cui Marsilio ha pubblicato quattro episodi.

domenica 23 giugno 2013

Glenn Close e la serie tv DAMAGES


Oggi vi parlo di un'attrice molto famosa, il cui nome è legato a vari film.


Glenn Close credo mi abbia sconvolta per la prima volta in Attrazione fatale, il famoso film in cui da amante abbandonata si trasformava in una moderna stalker pronta all'omicidio.


Adesso l'ho ritrovata nelle mie registrazioni teledipendenti del sabato sera in DAMAGES, dove è uno spietato e importantissimo avvocato che lavora ad un caso particolarmente ostico. 
Anche qui, Glenn Close è stupendamente demoniaca nell'impersonare Patty Hewes e nel darle il suo inconfondibile sorriso.

La serie tv descrive un mondo spietato, dove tutti sono corrotti in qualche modo dal sistema. Nessuno agisce in piena libertà, ma tutti sono pagati da qualcuno per assumere un determinato comportamento. Inquietante!

Una volta tanto, non vi parlo della programmazione su Sky, ma del nuovo canale sul digitale terrestre, TopCrime.

Voi, lo seguite?
Voi, quale film ricordate con Glenn Close?

domenica 23 settembre 2012

Il canto delle sirene di Val McDermid

Se amate Law & Order, CSI o Criminal Minds, se vi piace addentrarvi fra gli indizi, le scene del crimine o vi interessa conoscere cosa si cela nelle menti dei colpevoli, “Il canto delle sirene” di Val McDermid è il romanzo che fa per voi. È stato scritto nel 1995 e solo adesso arriva in Italia.
Come tutti i polizieschi che riescono a trovare grande successo di pubblico, è diventato il primo episodio di una fortunata serie che ha come protagonisti la coppia che indaga: il criminologo Tony Hill e la poliziotta Carol Jordan.
È un thriller che si sviluppa come un classico del genere poliziesco, ossia è ricco di dettagli descrittivi e delle varie fasi d’indagine, dalle scene del crimine agli interrogatori. Non manca niente per addentrarsi in una perfetta crime story in cui un sadico serial killer si diverte a torturare le sue vittime prima di ucciderle e, per farlo, ricrea i grandi strumenti di tortura custoditi nel museo di San Gimignano.
Il criminologo, chiamato ad affiancare la polizia che brancola nel buio a tal punto da non aver ricollegato fra loro i quattro delitti, è un uomo tormentato dal suo passato, quanto dal suo presente problematico, ma è anche e soprattutto un grande esperto di criminologia. Hill resta comunque un giovane uomo, difficile da inquadrare nella sua complessità. La scrittrice non risparmia i dettagli più minuziosi nelle descrizioni degli efferati delitti compiuti dallo spietato serial killer che agisce per ragioni che forse soltanto lui può comprendere. Ma dove la polizia non riesce a fare chiarezza solo il bravo, solitario e poco tecnologico, Tony Hill può far luce.
Lo struttura narratologica scelta dalla McDermid alterna capitoli nei quali agiscono i vari personaggi, principali e secondari, al presente, e altri che sono un memoriale fatto dal serial killer stesso in cui racconta la scelta delle vittime e le torture cui li ha sottoposti.
Non mancano eclatanti colpi di scena, che movimentano la narrazione e ne rendono avvincente la storia.
È un bel thriller psicologico che vi consiglio.

***AVVISO SPOILER***
Le pagine in cui la scrittrice Val McDermid affida a Tony Hill l’analisi della mente criminale sono interessantissime. Lui si avvale di analisi statistica degli schemi ed è in grado di leggere l’oscurità che si annida nella mente del serial killer, il quale si rivela un uomo di grande cultura, astuto e insospettabile. Il serial killer è uno stalker che osserva e impara a conoscere le sue vittime, arrivando anche ad amarle in un modo perverso, senza che loro non se ne accorgano, finché non sono sul letto di tortura.
È stato singolare tornare indietro nel tempo di qualche anno, visto che il pluriomicida utilizza dei floppy disk per il suo diario, mentre il criminologo preferisce avere un computer non connesso con la rete.
Impensabile oggi questa tecnologia e queste preferenze, ma normale nel 1995.

domenica 22 luglio 2012

Punto di rottura di Simon Lelic

Oggi, viste le vicende di cronaca dei mesi precedenti e in concomitanza con l’anniversario del massacro in Norvegia e con la visione di vari documentari che ne parlavano, nemmeno a farlo apposta, mi è capitato di leggere un libro che, almeno nei primi capitoli, ha ricreato nella mia mente lo stesso scenario fatto di terrore, paura e morte.

Punto di rottura di Simon Lelic.
È un libro che mi è piaciuto molto, proprio perché è scritto in maniera particolare, giostrando i capitoli in un’alternanza fra realtà e apparenze, fra follia e giustizia, fra l’indagine della donna ispettore, Lucia May, e i punti di vista di chi c’era o non c’era il giorno della sparatoria.
Sin dalle prime pagine, a strage già compiuta, ci si accorge del perché questo libro è diventato un caso letterario in Europa e negli Stati Uniti. Il tema trattato, la violenza nelle scuole, è molto attuale e si può rapportare dal microcosmo dell’ambiente scolastico al macrocosmo della società in cui tutti viviamo. Di questo libro mi ha colpita, prima di tutto, la trama (un professore che spara cinque dei colpi di una pistola in un’aula scolastica e risparmia il sesto ed ultimo proiettile per se stesso), poi, la copertina, così colorata, semplice, elementare, con una scelta di colori che trasmettono serenità, ma gettano anche ombre in una scena di fuga che fa trasparire, a malapena, l’orrore che questo romanzo racconta anche se in maniera molto poetica, interiore, che predispone alla riflessione personale. Il titolo italiano “Punto di rottura” (titolo originale “Rupture”) è forse l’elemento che cattura meno, ma, nella sua brevità, è feroce e un po’ anticipa quello che è poi il senso della storia, quando si raggiunge un limite che porta al di là della ragione e permette che si realizzi una strage.
Anche in questo romanzo, come in QUESTO (che pure mi è piaciuto moltissimo), l’ambientazione è Londra, una città che è in grado di offrire svariati spunti interessanti.
E adesso, prima di dirvi il mio giudizio complessivo di questo thriller della Time Crime, ecco un po’ di frasi, tratte dal libro.

È mostruoso ciò che ha fatto, ma non era un mostro.

È più facile gestire il dolore se puoi trasformarlo in rabbia, se puoi attaccare qualcun altro, se puoi prendertela con qualcun altro, chiunque, anche se non lo merita.

L’odio arriva con il tradimento.

E, in questo thriller psicologico, molte altre sono le affermazioni, messe in bocca a vari personaggi, che meritano di essere approfondite, comprese, analizzate. Mi fermo qui per non anticiparvi altro.
VOTO 10

***AVVISO SPOILER***
Se volete leggerlo, fermatevi e non leggete oltre. 
Mentre se l’avete già letto, vedete se siete d’accordo con me.

Il professore di storia, quello con la barbetta, quello di origini russe, quello che un giorno improvvisamente se ne va a scuola con una pistola, che è un pezzo da museo, Samuel Szajkowski, quello con il nome che nessuno ha mai imparato a pronunciare bene, né si è sforzato di farlo, quell’uomo all’apparenza mite avrà avuto i suoi motivi per fare quello che ha fatto: andare a scuola, aprire il fuoco su alcuni alunni e su una collega e infine suicidarsi. Di questo è convinta Lucia May, ispettore a capo delle indagini. Nonostante i suoi superiori siano convinti che non ci sia nessun caso da risolvere e che quello che c’è da scoprire è già evidente, lei si ostina nel voler interrogare tutti e condurre delle ricerche sue, perché vuole scoprire cosa c’è dietro, quale movente ha portato Szajkowski ad un’improvvisa follia. Mentre la sua indagine si approfondisce, un interrogatorio dopo l’altro, anche di particolari apparentemente inutili, emerge il ritratto di un uomo che voleva fare il suo lavoro. Mentre ci si chiede se le vittime erano davvero quelle designate e si studiano le posizioni dei presenti alla sparatoria, emergono particolari, dettagli, considerazioni che il lettore si trova a fare, essendo perfettamente integrato nella storia proprio grazie allo stile particolare di Simon Lelic.
Cos’ha di così particolare il suo stile?
È originale, nuovo, differente dagli altri. Ogni capitolo è matematicamente impostato: tutti hanno la stessa lunghezza, dalle 7 alle 10 pagine. Come ho già anticipato all’inizio, c’è un’alternanza nei capitoli: tempo degli interrogatori e racconto dell’indagine. I primi sono monologhi, come delle interviste in cui vengono omesse volontariamente le domande, ma non si cela niente delle risposte ed è come vedere i personaggi che vengono interrogati, intervistati, ognuno con un suo modo di esprimersi, in base all’età, al sesso, al carattere più o meno spigliato. In questi capitoli, vengono interrogati: il preside; i professori, colleghi dell’assassino; i genitori della vittime; alcuni studenti presenti alla sparatoria; altri assenti, ma che conoscevano le vittime o che hanno tanto da raccontare sulla vita e sui soprusi all’interno della scuola. Si intuisce che qualcosa non andava. C’erano gravi negligenze, oltre a questioni personali e a precedenti segnali ricollegabili alla tragedia. Mentre ci si interroga sulla follia del singolo, si vanno a studiare le sue motivazioni e il perché ad essere uccise siano state determinate persone e non altre. Si scopre che l’ambiente scolastico inglese descritto non è, in fondo, molto diverso da quello italiano e una storia simile poteva accadere ovunque, in una scuola come in un altro qualsiasi ambiente lavorativo dove imperano la discordia, la stupidità, la rabbia e la solitudine

Voi, l'avete letto? Vi è piaciuto?
Com'è l'ambiente scolastico italiano?

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Compresi che l'ordine, a lungo andare, si ristabilisce da solo intorno alle cose (Raymond Radiguet)

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