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Pupottina's favorites book montage

Dimmi il tuo segreto
Io la troverò
Dove si annida il male
Il confine del silenzio
Tutto ciò che resta
Io so perché canta l'uccello in gabbia
Africa, mon amour
Fiore di fulmine
Amore, Parigi e un gelato al pistacchio
La ragione dei sensi
Sherlock Holmes e il Signore della notte
Addio è solo una parola
All'improvviso la scorsa estate
La stagione degli innocenti
Scia di morte. L'ultimo viaggio della Lusitania
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
I piaceri della notte
Nessun ritorno
Campari a colazione
Per te qualunque cosa


Pupottina's favorite books »
L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande. (Woody Allen)
"Non discutere di cose di letto con tatto e discrezione. Potrei non capire di cosa parli." (L'ispettore Barnaby)

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mercoledì 2 novembre 2016

L'età delle certezze fragili

Edizioni Clandestine è lieta di annunciare

la pubblicazione del romanzo di
Giorgia Primavera

L’età delle certezze fragili
Edizioni Clandestine - Ebook 7,20 €, cartaceo 15 €

In questo nuovo, delicato romanzo, l’autrice si confronta con un tema particolarmente ostico, comune a tutte le donne, quello della menopausa, affrontandolo con realismo e sagace ironia e mostrando una spiccata capacità nel rappresentare la psicologia femminile. “Di una cosa sola vi era certezza, una volta imboccata la parabola discendente della vita: non potevi sapere come e quando la mannaia di un acciacco si sarebbe abbattuta sul corpo, né conoscere in anticipo gravità e conseguenza”.

Pagina dopo pagina, emergono angosce, amarezze, aspettative andate deluse, ma altresì la consapevolezza scevra da qualsiasi rassegnazione e la speranza di una donna che non vede nella resa un’opzione da vagliare. “Se i giovani non sanno ancora che le amicizie adolescenziali non dureranno per sempre, perché ritengono in-violabile quel patto di sangue pronto invece a sciogliersi al primo raggio d’amore, i più vecchi credono di potere contare su un parco macchine amicali ormai rodato. Ed è questo l’errore più frequente, quello che i più commettono nell’epoca delle certezze fragili, giacché è la stagione in cui la vita ci sfila via dall’orticello tutto ciò che avevamo seminato con cura, privandoci della garanzia che resista fino al tempo della mietitura”.

venerdì 19 febbraio 2016

n. - Come sarà l'amore in futuro?

"L'avvenire era un corridoio nero, con in fondo una porta sprangata."
Gustave Flaubert

vi siete mai sentiti in una situazione analoga?

lunedì 25 novembre 2013

Giornata contro la violenza sulle donne

Parlando da Donna a Donna, ma cercando di far in modo che il messaggio raggiunga anche gli uomini.
25 novembre 2013 è una data simbolica, un giorno per riflettere sul dilagare degli eventi criminali contro il gentil sesso, affinché l'opinione pubblica venga, giustamente e correttamente, sensibilizzata su quello che è fenomeno antropologico-culturale che si sta diffondendo su laga scala.


BASTA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Oltre alle varie iniziative in tutta Italia, anche una promozione editoriale con i titoli più interessanti sull'argomento, LEGGI QUI.


giovedì 19 settembre 2013

Domande sull'AMORE. Chi risponde?


Come fa l'amore a riorganizzare il cervello?
Quando conosciamo una persona interessante, questa invade le sinapsi come un virus, innescando l'attrazione, l'eccitazione e anche l'ossessione.
Così ci distraiamo e continuiamo a pensare a quella persona interessante tutto il tempo.
Ma, mentre pensiamo a quella persona, costruiamo dentro di noi un modello, una "simulazione" che ci aiuta a predire che cosa penserà, che cosa dirà, ...
I problemi sorgono quando la simulazione incontra la realtà.

Quindi, in realtà, noi di chi ci innamoriamo?
Della persona reale o dell'idea che abbiamo di essa? 

giovedì 12 settembre 2013

Il risveglio ...

Ancora una citazione ...

"Il giorno successivo era venerdì e, per puro riflesso, alle sette di mattina ero sveglio nel mio letto. Poi ripresi lentamente coscienza e tornai alla triste realtà, ricordandomi che non dovevo andare da nessuna parte né avevo motivo per alzarmi."  
Jeff Lindsay

Non lo so perché, ma mi è piaciuto questo inizio di capitolo ... 
E a voi trasmette qualche sensazione?

martedì 28 maggio 2013

Non volare via di Sara Rattaro

Palpitante come l’attesa di leggerlo. 
Il nuovo romanzo di Sara Rattaro non delude, ma entra nel lettore con una valanga di emozioni che si susseguono.
Non volare via non è solo la storia di una bambino audioleso dalla nascita, ma racconta le vite dei componenti di un’intera famiglia, persone normali che affrontano problemi e avversità, gioie e dolori, risate e momenti di turbamento, ma soprattutto sono persone che percorrono la strada dell’amore, in tutte le sue direzioni.

Questa storia parla al lettore perché presenta un nucleo familiare che appare da subito credibile. La scrittrice si è documentata per parlare del problema del piccolo Matteo che, durante la narrazione, risulta essere il più forte di tutti, la colla in grado di tenere saldamente unita la famiglia.


L’amore è il tema di questo libro, insieme al tradimento, all’insicurezza, alla paura di non saper essere un buon genitore.

È un romanzo emozionante e indimenticabile da cui non ci si stacca se non alla fine. Conoscere la sorte di questa famiglia diventa l’essenziale per il lettore, mentre le emozioni si susseguono.

Ognuno di noi, ad un certo punto della vita, si trova a dover fare una scelta e, subito dopo, continua a vivere con il dubbio, con quel “se” che lo porta a immaginare cosa sarebbe accaduto se avesse scelto diversamente, intraprendendo un altro percorso.



“L’amore ha tanti difetti, ma non ammette distrazioni perché non riesce a perdonarle”.

martedì 18 dicembre 2012

Spirito natalizio al supermercato

Non lo so se dipende dal fatto che gli addobbi natalizi vengono preparati dappertutto troppo presto o perché il 21 dicembre 2012 profetizzato dai Maya è vicinissimo, ma mi sembra che quest'anno nell'aria ci sia qualcosa di diverso.
Io stessa, Pupottina, sono diventata un po' più indolente ...
Arrivo al dunque.
Ero al supermercato e la cassa che avevo scelto era quella in prossimità delle porte scorrevoli verso l'uscita.
Era impossibile non sentire che, all'esterno, un ragazzo ragazzo di colore, intento a chiedere l'elemosina agli avventori del supermercato di paese, cantava litanie africane (credo) per racimolare qualche moneta in più.
In un certo senso anche per loro è un lavoro lo stare lì al freddo a chiedere l'elemosina ai passanti e a donare loro un sorriso.
Arrivato il momento di servirmi la cassiera mi lascia attonita perché, pur non conoscendomi personalmente, attacca con un'invettiva contro il povero ragazzo. Sbalordita non sapevo cosa risponderle, d'altronde anche le cassiere in questo periodo hanno aperture straordinarie, ma il suo sfogo contro quel poveretto mi è sembrato fuori luogo e completamente contrario allo spirito natalizio ...

Voi, che cosa ne pensate?

mercoledì 28 novembre 2012

Quanto è importante la libertà?


Una domanda scottante che ho ritrovato, non soltanto nella vita di ogni giorno, dalla politica alla vicina invadente, dalle responsabilità alle incombenze, ma anche nelle mie solite visioni serali. Vi parlo come ogni settimana della mia teledipendenza. Adesso vi parlo un po' di Dexter e un po' di The Walking Dead, ma del secondo conto di tornare a parlarvi in settimana a proposito di mio marito Kevin e delle sue constatazioni.
Dexter, in questa settimana, è riuscito a dimostrare a Debra che il codice di Harry aveva la sua utilità e la sua giustificazione morale. Per quanto mi riguarda, sapete che ho letto anche i romanzi (ma mi manca ancora l'ultimo), posso affermare che Jeff Lindsay, padre creativo del personaggio letterario di Dexter, gioca ad alternare parti dei romanzi anche nella serie tv. Infatti, Lindsay, con mio grande rammarico, adesso si dedica di più al suo secondo lavoro da sceneggiatore e meno a quello da scrittore. Forse perché la gente legge di meno, ma non trascura la televisione.
Per riallacciarci al discorso iniziale, ognuno è libero di fare quello che vuole. Vero?

lunedì 10 settembre 2012

Stalking La storia di Casey

Un buongiorno tutto per le donne e un buon inizio settimana ...
Giorni fa, Pupottina ha snobbato per una sera la sua programmazione Sky (un po' per mancanza di nuovi programmi, film, serie tv, ecc ... quello che era possibile l'ha comunque affidato alla memoria del suo my sky ...) SCUSATE LA DIVAGAZIONE visto che questo vuole essere un post serio, utile e per riflettere ... arriviamo al dunque ... Pupottina ha visto il film per la tv del 2012 diretto da Michael Lohmann, Stalking La storia di Casey. 
Il film denuncia il reato dello stalking. 
Ecco la pagina WIKI per approfondire.
Un film inquietante se si pensa che può accadere a tutte. In questo caso, era uno schizofrenico, incontrato per sfortuna, ma ogni giorno ne succedono tante di storie simili con persone che fanno parte della nostra vita o del nostro passato, colleghi, vicini di casa, ex fidanzati, ex mariti, e tutte dobbiamo saperne riconoscere in tempo i segnali, prima che sia troppo tardi.

Riguardo al film, interessante, agghiacciante, scioccante, attuale, girato con volti noti delle serie tv, dal primo all'ultimo membro del cast. Un bel film!!! 

Condivido con voi il video di un servizio Rai, trovato su youtube.


domenica 22 luglio 2012

Punto di rottura di Simon Lelic

Oggi, viste le vicende di cronaca dei mesi precedenti e in concomitanza con l’anniversario del massacro in Norvegia e con la visione di vari documentari che ne parlavano, nemmeno a farlo apposta, mi è capitato di leggere un libro che, almeno nei primi capitoli, ha ricreato nella mia mente lo stesso scenario fatto di terrore, paura e morte.

Punto di rottura di Simon Lelic.
È un libro che mi è piaciuto molto, proprio perché è scritto in maniera particolare, giostrando i capitoli in un’alternanza fra realtà e apparenze, fra follia e giustizia, fra l’indagine della donna ispettore, Lucia May, e i punti di vista di chi c’era o non c’era il giorno della sparatoria.
Sin dalle prime pagine, a strage già compiuta, ci si accorge del perché questo libro è diventato un caso letterario in Europa e negli Stati Uniti. Il tema trattato, la violenza nelle scuole, è molto attuale e si può rapportare dal microcosmo dell’ambiente scolastico al macrocosmo della società in cui tutti viviamo. Di questo libro mi ha colpita, prima di tutto, la trama (un professore che spara cinque dei colpi di una pistola in un’aula scolastica e risparmia il sesto ed ultimo proiettile per se stesso), poi, la copertina, così colorata, semplice, elementare, con una scelta di colori che trasmettono serenità, ma gettano anche ombre in una scena di fuga che fa trasparire, a malapena, l’orrore che questo romanzo racconta anche se in maniera molto poetica, interiore, che predispone alla riflessione personale. Il titolo italiano “Punto di rottura” (titolo originale “Rupture”) è forse l’elemento che cattura meno, ma, nella sua brevità, è feroce e un po’ anticipa quello che è poi il senso della storia, quando si raggiunge un limite che porta al di là della ragione e permette che si realizzi una strage.
Anche in questo romanzo, come in QUESTO (che pure mi è piaciuto moltissimo), l’ambientazione è Londra, una città che è in grado di offrire svariati spunti interessanti.
E adesso, prima di dirvi il mio giudizio complessivo di questo thriller della Time Crime, ecco un po’ di frasi, tratte dal libro.

“È mostruoso ciò che ha fatto, ma non era un mostro.”

“È più facile gestire il dolore se puoi trasformarlo in rabbia, se puoi attaccare qualcun altro, se puoi prendertela con qualcun altro, chiunque, anche se non lo merita.”

“L’odio arriva con il tradimento.”

E, in questo thriller psicologico, molte altre sono le affermazioni, messe in bocca a vari personaggi, che meritano di essere approfondite, comprese, analizzate. Mi fermo qui per non anticiparvi altro.
VOTO 10

***AVVISO SPOILER***
Se volete leggerlo, fermatevi e non leggete oltre. 
Mentre se l’avete già letto, vedete se siete d’accordo con me.

Il professore di storia, quello con la barbetta, quello di origini russe, quello che un giorno improvvisamente se ne va a scuola con una pistola, che è un pezzo da museo, Samuel Szajkowski, quello con il nome che nessuno ha mai imparato a pronunciare bene, né si è sforzato di farlo, quell’uomo all’apparenza mite avrà avuto i suoi motivi per fare quello che ha fatto: andare a scuola, aprire il fuoco su alcuni alunni e su una collega e infine suicidarsi. Di questo è convinta Lucia May, ispettore a capo delle indagini. Nonostante i suoi superiori siano convinti che non ci sia nessun caso da risolvere e che quello che c’è da scoprire è già evidente, lei si ostina nel voler interrogare tutti e condurre delle ricerche sue, perché vuole scoprire cosa c’è dietro, quale movente ha portato Szajkowski ad un’improvvisa follia. Mentre la sua indagine si approfondisce, un interrogatorio dopo l’altro, anche di particolari apparentemente inutili, emerge il ritratto di un uomo che voleva fare il suo lavoro. Mentre ci si chiede se le vittime erano davvero quelle designate e si studiano le posizioni dei presenti alla sparatoria, emergono particolari, dettagli, considerazioni che il lettore si trova a fare, essendo perfettamente integrato nella storia proprio grazie allo stile particolare di Simon Lelic.
Cos’ha di così particolare il suo stile?
È originale, nuovo, differente dagli altri. Ogni capitolo è matematicamente impostato: tutti hanno la stessa lunghezza, dalle 7 alle 10 pagine. Come ho già anticipato all’inizio, c’è un’alternanza nei capitoli: tempo degli interrogatori e racconto dell’indagine. I primi sono monologhi, come delle interviste in cui vengono omesse volontariamente le domande, ma non si cela niente delle risposte ed è come vedere i personaggi che vengono interrogati, intervistati, ognuno con un suo modo di esprimersi, in base all’età, al sesso, al carattere più o meno spigliato. In questi capitoli, vengono interrogati: il preside; i professori, colleghi dell’assassino; i genitori della vittime; alcuni studenti presenti alla sparatoria; altri assenti, ma che conoscevano le vittime o che hanno tanto da raccontare sulla vita e sui soprusi all’interno della scuola. Si intuisce che qualcosa non andava. C’erano gravi negligenze, oltre a questioni personali e a precedenti segnali ricollegabili alla tragedia. Mentre ci si interroga sulla follia del singolo, si vanno a studiare le sue motivazioni e il perché ad essere uccise siano state determinate persone e non altre. Si scopre che l’ambiente scolastico inglese descritto non è, in fondo, molto diverso da quello italiano e una storia simile poteva accadere ovunque, in una scuola come in un altro qualsiasi ambiente lavorativo dove imperano la discordia, la stupidità, la rabbia e la solitudine. 

Voi, l'avete letto? Vi è piaciuto?
Com'è l'ambiente scolastico italiano?

domenica 15 luglio 2012

Sex Crimes di Picozzi-Lucarelli

Questo è il sesto libro che Massimo Picozzi (medico, psichiatra, docente universitario e criminologo italiano, autore e conduttore di trasmissioni televisive riguardanti fatti di sangue e serial killer) scrive insieme a Carlo Lucarelli (scrittore, conduttore televisivo, sceneggiatore e giornalista italiano). Il saggio Sex Crimes, che ha come sottotitolo “Storie di passioni morbose e di efferati delitti” è un libro non per tutti, esattamente come i precedenti saggi della serie criminale, dove la parte teorica viene approfondita a mo’ di esempio con la narrazione, ampiamente descrittiva, dei casi di cronaca italiana ed internazionale. In questo volume, in particolare, si entra nel dettaglio dei crimini a sfondo sessuale. Non tutti terminano con un omicidio, ma sono comunque degni di nota per la loro efferatezza e la brutalità dimostrata sulle vittime. Ovviamente, la componente sessuale è predominante.
È un libro interessante che aiuta a far luce sui lati negativi della natura umana. Ci si accorge che di tante storie di cronaca si conosce l’inizio ma non la fine, perché i telegiornali e la stampa non ne approfondiscono la conclusione. Forse questo aspetto, in alcuni casi, sconvolge di più. Non sempre ad un efferato delitto corrisponde un colpevole che viene degnamente punito per ciò che ha fatto. Molti criminali arrivano a diventare anche famosi, nonostante le barbarie compiute.
Inoltrarsi nella meccanica del perché è altrettanto sconvolgente, non per giustificare il criminale, ma per capire quanto possa essere facile passare da una parte all’altra della barricata. La mente ha delle dinamiche che, a volte, restano oscure. Vengono citati anche alcuni casi recenti di cronaca, aggiornati a novembre 2011, periodo della pubblicazione.
Molti casi vengono solo accennati, altri riprendono esempi già anticipati nei saggi precedenti della serie.
A volte, però, può risultare un po’ ripetitivo, soprattutto se si conoscono già i fatti di cronaca descritti, non soltanto tramite gli altri saggi ma anche attraverso gli approfondimenti e i documentari televisivi. È comunque un interessante approccio alla criminologia, ma se non si è appassionati del genere, alcuni dettagli e alcune descrizioni possono essere eccessivamente crude.
Interessante è anche l’ultimo capitolo relativo alle vittime e a come spesso vengano dimenticate. Inoltre, non ai dà importanza alle vittime secondarie, ossia i parenti e gli amici delle vittime, nei quali restano dolore e sofferenza.

giovedì 31 maggio 2012


Un terremoto può scatenare una forza distruttiva che lascia silenzio e vuoto. 
Le parole si spengono e lasciano spazio 
ad immagini di distruzione e paura.
Stephen Littleword

sabato 26 maggio 2012

Una Terapia d'urto per affrontare la vita


La vita è come una partita di football: devi prendere le botte e devi pure darle.
Questo ci insegna la dottoressa Danielle Santino, una donna carismatica, fresca di divorzio, che non si scoraggia per la crisi del suo matrimonio e trova un impiego come psicoterapeuta per un’importante squadra di football locale, dove conosce l’affascinante coach Matthew Donnally.

Danielle è una psicoterapeuta dai metodi bruschi e sbrigativi e riesce inaspettatamente a farsi valere e presto, grazie al passaparola, inizia a fare carriera. Il suo punto di forza è la particolare terapia d’urto. In ogni puntata, si impara sempre qualcosa.
Danielle deve trovare il giusto equilibrio tra vita professionale e privata.
La serie tv si ispira alla storia vera della dottoressa Donna Dannenfelser, che lavorò come psicologa per la squadra di football dei New York Jets e l'attrice protagonista Callie Thorne è stata nominata ai Golden Globes 2012 nella categoria Best Performance by an Actress in a Television Series — Drama. Ecco il trailer.

Qual è il motto della vostra vita?
Come vi dite quando dovete affrontare qualcosa di impegnativo?

domenica 20 maggio 2012

Un giorno di silenzio ...


In poche ore ci sono stati troppi stravolgimenti, troppa sofferenza, troppe vittime ...
Dall'attentato a Brindisi al terremoto in Emilia-Romagna, troppo dolore, causato dall'uomo e dalla natura, per cui è giusto un giorno di silenzio per riflettere e pregare.


martedì 15 maggio 2012

Frasi celebri per combattere la pioggia


1-  Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime. Jim Morrison

2-  Non può piovere per sempre! Dal Film “Il corvo”

3-  Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto. Woody Allen
4-  Quando piove, diluvia. Arthur Bloch, La legge di Murphy, 1977
5-  Come la pioggia penetra in una casa mal coperta, così pure la passione penetra in una mente non usa alla meditazione. Buddha, Versi della Legge, III sec. a.e.c.

6 -  Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto; ma sul giusto di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello. Lord Bowen, in Walter Sichel, Sands of Time, 1923

Oggi, in base al suo umore e alla situazione fuori dalla finestra, Pupottina opta per la numero 4.
Voi, che citazione sulla pioggia scegliereste?

domenica 29 aprile 2012

Cuccette per signora di Anita Nair

Era da un po’ che non mi concedevo una lettura seria, intensa, della narrativa importante che non sia pura evasione, ma riflessione. Una di quelle letture che non terminano senza averti lasciato dentro l’anima qualcosa, quel qualcosa che hanno trasmesso.
Vi parlo di Cuccette per signora della scrittrice indiana Anita Nair. Il romanzo è stato scritto nel 2002.
La protagonista è una donna di 45 anni, Akhila: quel tipo di donna che fa quello che ci si aspetta da lei e tutto il resto si limita a sognarlo. “Perciò colleziona brandelli di speranza, come i bambini collezionano biglietti usati. La speranza per lei è intrappolata all’interno di desideri irrealizzati.” È una donna senza marito, senza figli, ma che ha un lavoro che le permette di portare avanti la famiglia e che scopre disapprovazione negli occhi della sorella Padma, quando le dice che improvvisamente deve partire in treno, diretta in un paesino in riva al mare, Kanyakumari. Akhila ha sempre sognato fughe e spazi liberi. È affamata di vita e di esperienze.
In treno, trova posto in una cuccetta per signora con altre cinque donne con le quali condividerà il viaggio e scoprirà modi di vivere alternativi al suo.
Con Akhila, nella cuccetta (così come prescriveva una legge indiana che prevedeva che le donne dovessero viaggiare solo con altre donne), ci sono: Janaki, sposata da quaranta anni, con un uomo che l’ha sempre protetta e l’ha fatta vivere come sotto una campana di vetro, e madre confusa e protettiva verso il figlio ormai grande; Margaret Shanti, insegnante di chimica, sposata con il preside della sua scuola, un uomo insensibile nei suoi confronti e al suo desiderio di maternità, di cui lei si vendica, rendendolo schiavo delle sue attenzioni fisiche fino ad ottenere ciò che vuole; Prabha Devi, una donna perfetta, una moglie, una madre, un sogno in stile newyorchese in un'India arretrata mentalmente, l’ideale di ogni uomo finché la situazione non le sfugge di mano; Sheela, una quattordicenne con la testa sulle spalle, un’innocente, con la voglia di cambiare le regole e la capacità di capire ciò che le altre donne hanno sbagliato nelle loro vite; Marikolanthu, la cui vita è cambiata da una notte di lussuria che l’ha segnata, cambiata e fatta odiare per l'umiliazione che aveva fatto subire alla sua famiglia e per la sua stessa mancanza di istinto materno. Tra queste sei donne si crea, subito e con naturalezza, una profonda intimità; si stabilisce una forte sintonia, un rapporto solidale. Anche la stessa Akhila capisce quale percorso far seguire alla sua vita.
Il fatto che queste donne siano indiane ha reso forse le loro storie più toccanti e intense, nonostante le loro vite non siano molto diverse da quelle delle donne occidentali, intrappolate nei doveri e nelle responsabilità della quotidianità, ma sempre alla ricerca di una forma di felicità, che doovrebbero poter provare tutte.
Questo romanzo è come se fosse una ben amalgamata raccolta di racconti, ognuno di una donna e di una vita diversa, ma allo stesso tempo simile, probabile, autentica.
La lettrice entra in questo universo costruito da forme di femminilità in cui in parte ci si ritrova. Ogni vita trasmette qualcosa, lascia una sua traccia, suscita un’emozione o un’amara riflessione.
Se siete pronte a questo tipo di lettura, che può interessare anche un uomo, che voglia conoscere meglio cosa si cela dietro l’universo femminile, vi consiglio di intraprenderla anche in virtù dell’emozionante fluidità con cui è stata scritta. Anita Nair è un’ottima scrittrice che sa raccontare le tradizioni della sua India moderna e la femminilità delle donne che cercano di svecchiarla, di difendersi dal mondo e dagli spazi in cui gli uomini le hanno relegate per troppo tempo.
Nel romanzo ci si chiede se le donne possano vivere senza gli uomini, se siano in grado di provvedere a loro stesse e alle loro esigenze. La domanda successiva, che con questo romanzo nasce spontaneamente, è se sono mai esistiti uomini in grado di vivere senza avere una donna al loro fianco.
È un romanzo che merita di essere letto nella sua complessità che regala esistenze fragili e anime combattive che vorrebbero cambiare la situazione delle donne.
VOTO 10+

Voi, l’avete letto? Che cosa ne pensate?
Le donne possono vivere senza gli uomini?
Possono uscire dagli spazi in cui gli uomini le hanno collocate?
Gli uomini possono vivere senza le donne?

martedì 13 marzo 2012

Immaginare un sentimento reciproco

"Era stato stupendo, profondamente appassionato. Si era sentita orgogliosa ed appagata nel fare l'amore con lui, e aveva immaginato che questo sentimento fosse reciproco."  Sharon Kendrick

Quante volte, in relazioni non ben definite, capita di fare pensieri di questo tipo? Siamo sempre noi donne a fare pensieri di questo tipo?

lunedì 12 marzo 2012

Cercare un rapporto all'antica ...

"Negli ultimi anni ho cercato a lungo un rapporto all'antica, in cui il ragazzo ti chiama, organizza tutto, ti passa a prendere con una macchina che non è quella di suo padre o dell'altra sua ragazza, e ti porta da qualche parte, dimostrando che ha pensato a qualcosa che possa piacere a te, e non che diverta lui, come l'ultimo film del tipo quante-tette-riusciamo-a- ficcare-in-questo-film- per-mascherare- la-totale-assenza-di trama. Sto cercando una relazione che inizia con una buona conversazione, che ha un fulcro dolce e soddisfacente, e che termina con baci lunghi e lenti e la sensazione"sognante di camminare sulle nuvole"
Il mistero del talismano perduto di Karen Marie Moning

Solito spunto da un libro appena letto, per parlarvi di me ...
Se penso che una volta ho avuto uno spasimante che al primo appuntamento ha pensato di portarmi allo stadio per farmi piacere quello sport tanto famoso che vede uomini in pantaloncini e calzettoni, impegnati a rincorrere e tirare calci ad una palla, ancora rabbrividisco. Avessi avuto un binocolo, per guardare meglio i giocatori, forse mi sarei divertita di più. 
Ovviamente, non ci sono stati altri appuntamenti con quell'aspirante fidanzato ...

E, voi, che tipo di rapporto cercate o avete cercato?
Iniziano o sono iniziati con una bella conversazione?
Passa o passava lui a prendervi o passate o passavate voi?
Quali interessi venivano privilegiati?

sabato 28 gennaio 2012

Riflessioni fuori tema della giornata

Non lo so come mai, ma a Pupottina sta venendo in mente questo post ... scritto in fretta ... macabro ... mentre assimila una novità tutta italiana ...
Pensava alla gioia di alzarsi il giorno del proprio compleanno che, badate bene, non è oggi.
Come vi alzate voi nel giorno del vostro compleanno? 
Qual è il vostro primo pensiero?

Siete tristi perché un altro anno è già passato, volando via insieme a una serie di eventi, alcuni positivi, moltissimi negativi, ma comunque sia è trascorso e se siamo ancora qui a parlarne tanto male non va ...
Il giorno del vostro compleanno vi alzate comunque con una lieve gioia, pensando che, comunque andrà, ci sarà almeno una persona pronta a farvi un regalo, forse inaspettato o forse chiesto velatamente nei giorni precedenti. Qualcosa che desiderate vi verrà regalato, mentre su facebook già arrivano messaggi privati o scritti in bacheca, di chi vi vuole fare gli auguri, e il vostro telefono già dopo la mezzanotte ha cominciato ad avvisarvi che anche chi non sentite mai si è ricordato di voi proprio nel giorno del vostro compleanno ed ha deciso di essere la prima persona a inviarvi un messaggio di auguri ...

Come sarà il vostro prossimo compleanno?

Non sarà più allietato da tutti questi piacevoli eventi festosi, perché il vostro primo pensiero al risveglio, non sarà più quello di iniziare o ultimare i preparativi della festa, in cui inviterete tutte le persone a voi più care, anche per un semplice pezzo di torta ... No, non sarà più così ...
Il vostro primo pensiero al mattino dell'atteso giorno del vostro compleanno sarà quello di andare a rinnovare la vostra carta d'identità ....


O_O


Non vi lamentate ... almeno riceverete anche gli auguri degli impiegati comunali ... e sperate di trovarli che si sono alzati con il piede giusto ... Ahahahah! Non temporeggiate troppo, quando vi svegliate, perché se arrivate durante la pausa caffè potreste dover attendere troppo a lungo ... W la burocrazia!!!

Voi, ve lo immaginate già 
il vostro prossimo compleanno così?

venerdì 13 gennaio 2012

Parlare inglese con John Peter Sloan è facile e divertente. Speak now! For work

Cari Amici Blogger,
cosa è veramente fondamentale quando si cerca un lavoro? Ve lo siete mai chiesti?
Pupottina, sì, ed anche un milione di volte. Quando cercava lavoro, il suo punto debole era sempre lo stesso. Indovinate un po’ quale?
Non poteva rispondere semplicemente “What?” o “Can you repeat, please?”, nella speranza che, risentendo la domanda, il senso, di ciò che le veniva chiesto, le sarebbe stato improvvisamente  chiaro. Mentre il suo viso assumeva varie sfumature di colore, dal giallo del peperone al rosso del pomodoro, non sempre arrivava l’illuminazione divina per farle comprendere la domanda e, di conseguenza, sapere cosa e come rispondere. Ed era molto imbarazzante, superare le altre selezioni e poi cadere per la conoscenza, poco o per niente fluente, della lingua inglese.
Non lo so se per voi va o è andata meglio, ma sapere la lingua è davvero indispensabile e non soltanto per affrontare un viaggio di piacere. Ormai in ogni settore lavorativo, dai posti ai vertici della carriera fino alle “ultime ruote del carro”, indispensabile è parlare
inglese.
Se la scuola non è stata sufficiente a farcelo apprendere nel modo giusto, a chi dobbiamo dare la colpa? Forse a noi stessi, perché non ci siamo impegnati abbastanza?
Adesso per i bambini ci sono corsi di lingua
inglese in cui ci si diverte e si apprende, giocando. Forse anche noi avremmo dovuto fare così?  Se ci divertiamo, può diventare tutto più facile: anche parlare un perfetto inglese, per poter dire un po’ più di “I speak English” o “My name is Pupottina”. 
Se sono la simpatia e il divertimento gli elementi indispensabili che cerchiamo, dovremmo rivolgere la nostra attenzione a chi ha entrambe le doti.
Pupottina arriva al dunque: ha scoperto che dal 9 gennaio, in edicola, con Repubblica o L’Espresso, ci sono i cofanetti del corso di
"John Peter Sloan", che torna in Italia con "speak now"! FOR WORK.
Pupottina non sa se ricordate chi è
"John Peter Sloan". In Italia, ha iniziato la sua carriera come attore e cabarettista di Zelig e di altri programmi televisivi, ma ha anche tenuto vari corsi per insegnare la lingua inglese. I suoi metodi sono non convenzionali, ma, detto da chi vi ha preso parte, funzionano. Seguire le sue lezioni, non è esattamente come essere a scuola. Infatti, sono veri e propri mini-spettacoli che ottengono risultati anche da coloro i quali non hanno scritto nel DNA l’apprendimento di una lingua straniera. "John Peter Sloan" fa ottenere risultati, grazie al suo personalissimo metodo: il divertimento e le risate, prima di tutto.

"speak now"
Il corso è composto da 20 uscite settimanali: ciascuna costituita da un cofanetto contenente un DVD e un libro. Nei dvd, attraverso divertentissimi sketch, troverete, di volta in volta, vari argomenti utili, se siete alla ricerca di un lavoro o volete migliorare. Ad esempio, come preparare un curriculum, come sostenere un colloquio in inglese, come gestire una conversazione d’affari e molte le altre situazioni che possono presentarsi, quando si è sul luogo di lavoro.  I 20 libri, contenuti in ogni cofanetto, costituiscono un supporto indispensabile alla comprensione del dvd, poiché ci sono dei preziosi glossari per spiegare i termini tecnici, utilizzati nel video. Inoltre, nei volumi trovate anche importanti approfondimenti lessicali e esercizi, utili per verificare il vostro grado d’apprendimento.
L’utile corso di lingua inglese,
"speak now"! FOR WORK, che trovate in edicola, si rivolge a tutti i tipi di lavoratori, dai giovani alla ricerca, del primo impiego o di un piccolo lavoro estivo in Inghilterra, a chi per lavoro ha frequenti contatti con l’estero e vuole migliorare il proprio modo di comunicare.
I cofanetti sono in edicola ogni lunedì al prezzo di 12,90 euro. Pupottina ha già perso la prima uscita, ma ha chiesto al suo edicolante di controllare se riesce a recuperarla ed, al momento, ha buone speranze.
Per altre informazioni, guardate qui: http://www.speaknow.it

Voi, in che rapporti siete con il “Vostro Inglese”?
Ci andate d’accordo oppure no? Lo parlate male o benissimo?
In quali occasioni lavorative, avreste voluto dimostrarne una conoscenza migliore della lingua inglese?
Che cosa ne pensate di divertirvi, imparando?


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Compresi che l'ordine, a lungo andare, si ristabilisce da solo intorno alle cose (Raymond Radiguet)

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