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Pupottina's favorites book montage

Dimmi il tuo segreto
Io la troverò
Dove si annida il male
Il confine del silenzio
Tutto ciò che resta
Io so perché canta l'uccello in gabbia
Africa, mon amour
Fiore di fulmine
Amore, Parigi e un gelato al pistacchio
La ragione dei sensi
Sherlock Holmes e il Signore della notte
Addio è solo una parola
All'improvviso la scorsa estate
La stagione degli innocenti
Scia di morte. L'ultimo viaggio della Lusitania
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
I piaceri della notte
Nessun ritorno
Campari a colazione
Per te qualunque cosa


Pupottina's favorite books »
L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande. (Woody Allen)
"Non discutere di cose di letto con tatto e discrezione. Potrei non capire di cosa parli." (L'ispettore Barnaby)

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martedì 1 settembre 2015

Nell'angolo più buio di Elizabeth Haynes


La vita è davvero una tortura, se bisogna fare continui controlli di tutto per rassicurarsi, per controllare che tutto sia al suo posto, che non ci siano porte o finestre aperte. Quanto tempo perde ogni giorno la protagonista Catherine Bailey? Il suo è un disturbo ossessivo-compulsivo iniziato quando frequentava Lee, il suo uomo e il suo torturatore.

L'esordio narrativo di Elizabeth Haynes è davvero interessante, sconvolgente, agghiacciante, claustrofobico. Soprattutto nella prima parte, ci si perde a seguire i controlli ripetitivi che snervano la protagonista e la chiudono nella sua prigione costituita di dubbi e paure. Dove si insinua il dubbio e non lo si spiega razionalmente, si creano una sorta di "errori nel sistema", di bug cerebrali che si manifestano in opprimenti manie ossessivo-compulsive. 1, 2, 3, 4, 5, 6 volte. 

Anche se Lee è in prigione, Cathy non è libera: è imprigionata in se stessa, nascosta nell'angolo più buio dove spera di trovare le sue certezze, mentre invece dovrebbe cercare la luce.

Quando crede di aver trovato un motivo per smettere di nascondere, il passato le telefona: viene avvisata che Lee sta per uscire di prigione. È così che le sue reazioni ossessive aumentano e lei rischia di non riuscire più a nasconderle.

È un ottimo thriller psicologico che sviluppa perfettamente i meccanismi della suspense.

domenica 16 agosto 2015

Sogni di sangue di Lorenza Ghinelli


La finalista premio Strega, Lorenza Ghinelli ha uno stile narrativo splendido e personalissimo. L'ho adorat in CON I TUOI OCCHI,  ma in SOGNI DI SANGUE, nonostante lo stile narrativo e lessicale e l'originalità della storia, non è riuscita a convincermi pienamente. In questo racconto breve non mi convince il personaggio di Enoch, che avrebbe potuto essere reso meglio, con più sfaccettature. I troppi accenni alla sua psicologia l'hanno reso, ai miei occhi, troppo confuso e velato. Se questo era il proposito dell'autrice non rientra nei miei gusti letterari. Troppa confusione, forse per la brevità del genere, e poca incisività anche nel personaggio della madre.

Enoch è un ragazzino di tredici anni, costretto a portare dei tutori di metallo che lo rendono facile bersaglio delle prepotenze dei suoi coetanei che lo prendono di mira. Lui ne soffre e presto da oppresso e vittima si trasforma in oppressore e predatore contro quei bulli che l'hanno additato e deriso.

Infatti, quando si addormenta, Enoch misteriosamente diventa più letale di una legione di demoni. Avvolta nel mistero è la sparizione del suo peggiore aguzzino e altrettanto è il ritrovamento di uno strano ciondolo risalente all'antico Egitto

La madre di Enoch, Dorotea è una donna algida e imperturbabile, con una passione viscerale e morbosa per le scienze occulte e forse conosce meglio di chiunque altro il segreto di suo figlio.

Molti altri misteri si nascondono anche nella loro casa, al di sotto della quale tanti altri esseri mostruosi brulicano e strisciano pronti a diffondersi attraverso le fogne nel resto della città.

In questo racconto, molto altro poteva essere sviluppato con meno accenni vaghi e più dettagli.

giovedì 27 novembre 2014

BED TIME di Alberto Marini

Vedere il film mi è piaciuto molto, ma leggere tutti i “non detto” e le descrizioni, è stato davvero grandioso. Eccezionale il romanzo di ALBERTO MARINI, il quale con BED TIME riesce a togliere il sonno.

Pur conoscendo la storia per aver visto il film, leggerla è tutta un’altra dimensione. Molto più penetrante. Una mente ossessionata, perversa, non è mai stata descritta meglio.

Non si dorme più, dopo aver letto questo romanzo, poiché ci si accorge di come si possa perdere il controllo della propria vita, dormendo, di come si diventi fragili, vulnerabili.

In un condominio, è vero, ci si sente protetti. La figura più rassicurante è proprio quella sorridente del portiere del condominio. L’insospettabile Cillian è perfetto per il suo lavoro di portiere del condominio, se non fosse che nasconde un lato oscuro di sé. Nell’elegante palazzo dell’Upper East Side, tutti si fidano di lui. È un elemento prezioso, quasi un accessorio indispensabile, il perfetto tuttofare. È un uomo dedito al prossimo. Talmente dedito da conoscere ogni minimo dettaglio della loro vita, mentre loro sono impegnati a viverla, anche sbadatamente. È tanto dedito ai suoi condomini da intrufolarsi, non visto, non notato, negli appartamenti per scoprire i segreti di ciascuno, per spiare i momenti più intimi degli altri.

Si comporta così soprattutto con Clara, oggetto delle sue morbosità, la sua vittima prediletta. Guardarla dormire sotto l’effetto di un narcotico e farle delle cose inappropriate è per lui un piacere proibito che lo fa sentire realmente vivo.

Vivere con lei le sue perversioni lo gratifica, poiché ritiene di meritare qualcosa anche lui.

È un personaggio atrocemente memorabile. Si entra nella sua testa e si comincia a guardare con sospetto il resto del mondo.

Cillian, appagato dalla sua follia, non fa che spingersi oltre, un orrore dopo l’altro. Diventa l’incarnazione del male che si annida nel luogo che per tutti è quello più sicuro, la casa.

Da questo romanzo è stato tratto il film BED TIME, scritto da Alberto Marini e diretto da Jaume Balagueró. Il regista spagnolo è perfettamente in linea con queste tipologie perverse di personaggi. Basti pensare ai suoi film, come [Rec], Nameless e Darkness, che raccontano gli aspetti più malvagi dell’animo umano.

BED TIME è una lettura da non lasciarsi sfuggire.


domenica 15 settembre 2013

Niceville di Carsten Stroud

Leggendo Niceville di Carsten Stroud, bisogna tenere in conto qualcosa di fondamentale: non è un romanzo autoconclusivo, ma il primo di una trilogia. Se lo si considera così, è davvero spettacolare, dall’inizio alla fine. Ecco perché non c’è il vero e proprio finale che tutti si aspettano, ma un qualcosa che rimette in gioco tutto, personaggi compresi.



Mi aspettavo un thriller, ma ho trovato molto di più.

C’è una forte componente surreale, soprannaturale, che lo rende una perfetta ghost story con lo stile di Stephen King.

C’è anche una componente legal-thriller, come se ci si trovasse in tribunale, in un’aula, a dibattere le prove di un caso particolarmente ostico, accanto ad uno qualunque dei personaggi di John Grisham.

Ce ne è, infine, un’altra componente action, avventurosa, con sparatorie e inseguimenti alla Jack Reacher, ossia con lo stile di Lee Child, ed anche un personaggio che sembra in grado di poter fare davvero qualsiasi cosa e di ribaltare qualsiasi disparata situazione, basta soltanto che lo voglia. Non vi dirò, però, chi è. Uno dei tanti personaggi di Niceville, una cittadina, di 25 mila abitanti, dove si vive come se fosse un territorio insulare. Nessuno esce, ma c’è costantemente qualcuno o qualcosa che ci vuole entrare.



Niceville non è assolutamente tranquilla come sembra, essendo avvolta nel verde delle colline e costituita da antiche ed eleganti ville coloniali. Infatti, nel corso degli anni, troppe persone sono scomparse nel nulla. I morti non lo sono mai abbastanza. Ogni famiglia ha un segreto da nascondere. E il male, come pura essenza, cerca di porre in atto la sua vendetta.


Un romanzo dove tutti i personaggi, presenti e passati, sono intrecciati e lo stile e la fantasia dell’autore ci hanno abituati a imprevedibili colpi di scena ed agghiaccianti situazioni al cardiopalma.




Alla fine di Niceville resta comunque quel brivido che fa accapponare la pelle e che, in alcune pagine, raggiunge livelli estremi, insieme a tanta curiosità di sapere come Carsten Stroud farà evolvere le vicende nel secondo e nel terzo ed ultimo libro della serie.

sabato 13 ottobre 2012

Una casa perfetta di Ben H. Winters

Un libro che ho letto tutto d'un fiato, mentre mi calavo progressivamente nella storia.
Tutti, dentro di noi, siamo sempre alla ricerca della casa, del luogo che consideriamo “perfetto per noi”, il nostro rifugio da cui guardare il mondo. Molto spesso non è sicuro come vorremmo.
È stato così che, dopo aver visto il booktrailer (che trasmetteva l’inquietudine che si prova con un film horror), mi sono lasciata entusiasmare dalla trama di questo libro horror-thriller di Ben H. Winters dal titolo “Una casa perfetta”.
Una famiglia si trasferisce in quella che crede essere la casa perfetta. Sembra la perfetta ambientazione di un film horror. Ce ne sono tanti in giro, ma i film sono sempre meno inquietanti di un romanzo, le cui parole entrano nella nostra mente per incontrare le nostre paure e fondersi fino a diventare degli incubi tremendi.
Ben H. Winters ha fatto un ottimo lavoro nella stesura di questo libro che ho trovato perfettamente claustrofobico. Ci si immedesima nella vita dei personaggi, nei loro desideri, comprensibilmente umani, e nelle loro paure che nascono dai dubbi, dalle insicurezze, dagli angoli più reconditi della nostra mente.
Il seme del dubbio è presente in ogni parola, in ogni descrizione, in ogni non detto. Ci si chiede se sia la realtà o un incubo. 

La scrittura perfettamente semplice con cui Winters ha scritto questo libro segue le tecniche della suspense, grazie ai non detto, agli indizi anticipati o disseminati casualmente fra le pagine. Il lettore si immerge progressivamente nella vita all’apparenza serena e normale di una famigliola, composta di tre persone, padre, madre e figlioletta (tre anni e mezzo, ma ne dimostra di più in alcuni atteggiamenti sorprendenti). È così, attraverso tutti gli aspetti e le necessità del quotidiano, che l’apparente tranquillità di Alex, Susan e Emma inizia a cambiare progressivamente. Il lettore è perfettamente inserito nella storia, narrata da Susan, moglie di Alex e madre di Emma. Tutto procede in modo dinamico, tanto che le pagine scorrono, senza che il lettore se ne accorga, mentre l’inquietudine aumenta, insieme ai dubbi e ai vari risvolti della storia che appaiono dei riusciti colpi di scena.
Si scivola dalla normalità in un’agghiacciante situazione claustrofobica, dove la casa avvolge minacciosamente chi ci vive. Se amate il genere horror classico, in questo romanzo moderno, ma dello stesso genere, troverete tutti gli ingredienti e le tecniche narratologiche che ne fanno un ottimo e inquietante libro dall’ambientazione claustrofobica.

LA MIA VIDEO RECENSIONE
PER APPROFONDIRE GUARDA QUI.

Voi, l'avete letto? Vi è piaciuto?
Da cosa possono essere infestate le case? 
Le preferite infestate da fantasmi, cimici o tarli della mente?
Vi piacciono i thriller psicologici?

giovedì 11 ottobre 2012

Sappiamo quello che mangiamo?

Lo sappiamo sì, ma a volte preferiamo non pensarci.
La notizia di qualche giorno fa mi ha lasciata sconvolta, forse perché siamo disposti a qualsiasi cosa pur di risparmiare o di vincere, o di dire che siamo noi quelli ad avercela fatta ...

In Florida, un negozio di animali ha organizzato una gara con in palio un pitone, che poteva essere il più raro, il più prezioso, l'unico serpente attraente sul Pianeta Terra, ma sicuramente non valeva un sacrificio così.
Ai partecipanti è stato chiesto di mangiare più scarafaggi possibile ...
Praticamente è un incubo, realizzato volontariamente pur di vincere un pitone.
Il vincitore, un ragazzo di 37 anni, si è sentito male poco dopo ed è morto.
Un qualsiasi rettile o altro animale non valeva il sacrificio di una vita umana.
Personalmente, non ci sarei riuscita. Non so voi ... ?!?!?
La notizia è QUI.

Voi, che cosa ne pensate?
Siete rimasti inorriditi da questa notizia?
Come si possono mangiare volontariamente 
degli scarafaggi e dei vermi, vivi o morti che fossero?

mercoledì 3 ottobre 2012

Novità autunnali (epic-fantasy e thriller) con Gargoyle


Dall'autore di The First Law, la più raffinata trilogia epic-fantasy degli ultimi tempi, con più di 300.000 copie vendute e che Gargoyle pubblicherà nella primavera del 2013, 
arriva per la prima volta in Italia, dopo essere stato a lungo atteso dai lettori


THE HEROES 
JOE ABERCROMBIE
(Gargoyle Extra, 17.90 euro, pp. 720. In libreria dal 25 ottobre 2012)
TRE UOMINI. UNA BATTAGLIA. NESSUN EROE.
Raccontano che Nero abbia ucciso più uomini che l'inverno, e si sia fatto strada per conquistare il trono del Nord su un cumulo di teschi. Raccontano che il Re dell'Alleanza non se ne sia rimasto a guardare sorridendo mentre l'altro avanzava con furia crescente. Gli ordini sono stati dati e gli eserciti dei due opposti schieramenti sono alle prese con le terre fangose del Nord. È verso una collina dimenticata da tutti, conosciuta come "Gli Eroi", che stanno convergendo migliaia di soldati. Con loro hanno un sacco di metallo affilato... Tre sanguinosi giorni di battaglia decideranno il destino del Nord. Intrighi, debolezze, ostilità e meschine gelosie piagheranno gli eserciti nemici - da una parte l'irreggimentata Alleanza, e dall�altra gli astuti guerrieri del Nord - sfiancandoli ogni giorno di più, ed è improbabile che, alla fine, saranno i cuori più nobili e le armi più potenti a prevalere. 
In The Heroes la brutale e realistica cronistoria di un'imponente battaglia lunga tre giorni incontra l'epic-fantasy. A fronteggiarsi due armate, una molteplicità di personaggi, ognuno con il proprio punto di vista, e persino due donne, Portento e Finree. I loro animi pusillanimi sono agitati da bieche ambizioni e vizi, le loro menti tessono astuti piani, ma a guidarli e a decidere del loro destino è un'unica, ferrea e ineluttabile logica: quella della guerra. Nessun'altra morale è loro consentita. Al combattere non ci si può sottrarre perché "combattere è vivere"; questa è la loro missione e forse, nella fede con cui la assolvono, risiede l�unico eroismo permesso. Che la guerra non abbia nulla di glorioso lo sanno bene i guerrieri di Abercrombie, e lo sanno al punto di apparire cinici, eppure al contempo, profondamente umani nella loro debolezza e imperfezione. "La cosa giusta non è mai quella più sicura da fare", riflette a un certo punto un personaggio, e un altro commenta: "Quasi ti chiedi perché uno sceglie di fare quello che facciamo [...] forse siamo troppo codardi per fare qualunque altra cosa".

Joe Abercrombie nasce a Lancaster nel 1974. E' il 2002 quando, allora studente di Psicologia all'Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Dopo aver incassato lo scetticismo di alcuni degli agenti letterari pi� influenti del Regno Unito, Gollancz (storica etichetta britannica famosa per essere, tra gli altri, l'editore di George Orwell) ne acquista i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l'intera serie per un giro d'affari a 7 zeri. A The Blade Itself (2007) seguono They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si rivela un enorme successo tra i lettori anglosassoni. The Blade Itself, in particolare, è un vero e proprio boomerang editoriale: Abercrombie viene riconosciuto come miglior nuovo scrittore fantasy ed è finalista al prestigioso "John Campbell Award", moltissimi Paesi inoltre acquistano i diritti del volume. Sempre Gollancz pubblica i romanzi - singoli e ambientati nello stesso mondo di The First Law - Best Served Cold (2009) e The Heroes (2011).
Per maggiori informazioni: http://www.joeabercrombie.com/


E IN EDIZIONE POCKET TORNANO
UN CLASSICO DELL'HORROR CONTEMPORANEO  
L'INVERNO DELLA PAURA
DAN SIMMONS
(Gargoyle Pocket, euro 9.90, pp. 361)


Fino a quando il passato può condizionare la nostra vita?

Quanto è labile il confine tra dolore e follia?
Dale Stewart torna dopo più di quarant'anni nella cittadina rurale di Elm Haven in Illinois.
Diventato scrittore, l'uomo è oppresso da recenti vicissitudini che lo hanno spinto a tentare il suicidio. Decide di trasferirsi nella fatiscente fattoria dei McBride, dove l'amico fraterno Duane è morto in circostanze inquietanti a soli undici anni e dove viveva col padre. E' come se Dale volesse trarre da quella dimora familiare la linfa necessaria per riprendere la stesura di un romanzo che racconta della memorabile estate di quarant'anni prima. L'uomo è convinto che concentrarsi sul passato gli permetterà di non soccombere alla devastazione del presente, non immaginando quanto tale aspettativa risulterà errata. Verrà infatti catapultato in un vortice di circostanze sconvolgenti, fra spettrali cani feroci, minacciosi punk neo-nazisti, messaggi criptici sul computer...
Un'antica entità maligna è tornata a manifestarsi in tutto il suo orrore.
Dan Simmons (1948) E' reputato tra i massimi autori contemporanei americani. Dopo 18 anni d'insegnamento, nel 1985 pubblica Il canto di Kali, suo primo romanzo che vince il World Fantasy Award. Da allora lo scrittore dell'Illinois ha dato alle stampe oltre 20 romanzi e diverse antologie di racconti. La sua lunga e prolifica carriera - costellata di un'infinità di premi, tra cui due World Fantasy Award, diversi British Fantasy e Sci-Fi Award, oltre che quattro Bram Stoker Award, il massimo riconoscimento per un autore di horror. Per la sua duplice attività di scrittore e giornalista, è stato, inoltre, premiato con il National Phi Beta Kappa Award.
Di Dan Simmons Gargoyle ha pubblicato L'estate della paura (2006, nuova traduzione e versione integrale, 2012 ed. pocket), L'inverno della paura (2008, ed. pocket 2012) e Danza macabra (2009, nuova traduzione e versione integrale).

LA SPLENDIDA ANTOLOGIA NATALIZIA DI APOCRIFI SHERLOCKIANI
UN NATALE IN HOLMES
ANNE PERRY, LOREN D.ESTLEMAN E ALTRI 
(Gargoyle Pocket, euro 9.90, pp. 321)
DA OLTRE UN SECOLO, LE INDAGINI DI SHERLOCK HOLMES INCANTANO MILIONI DI LETTORI APPASSIONATI, PER QUESTO CONTINUANO INCESSANTI
Il mancato omicidio di un anziano e facoltoso Colonnello per mezzo di un'enorme e pesantissima campana le cui corde si sono improvvisamente allentate, il furto di uno splendido smeraldo accuratamente riposto nella credenza del salotto di un'accogliente magione, la fastidiosa apparizione di tre spettri ai danni di un ambizioso banchiere, l'indagine attorno all'assassinio di un vecchio Conte italiano, questi e altri ancora i casi che Sherlock Holmes è chiamato a risolvere, assieme al fido Watson, nei giorni di Natale.
Holmes mi chiese il  significato dell'ultimo scambio di battute. Ero stupefatto. "Sicuramente conoscete Il Canto di Natale di Charles Dickens! Tutti gli scolari inglesi vengono costretti a leggere la storia ogni Dicembre". "Ero uno scolaro anomalo, e non ho la più pallida idea di quello a cui vi riferite". In breve, nella carrozza sulla via di ritorno a Baker Street, riassunsi la più inglese delle storie di Natale e la sua indimenticabile galleria di personaggi: Ebenezer Scrooge, l'avaro banchiere che odiava le feste; Bob Cratchit, il suo impiegato infinitamente paziente; l'adorabile figlio minore storpio di Cratchit, Tiny Tim; e i tre spettri che fecero visita a Scrooge e lo spinsero a convertirsi all�amore e al perdono. Holmes ascoltò con vivo interesse. [...] "Se voi e io stanotte non staremo attenti, Watson, il vostro Signor Dickens potrebbe anche essere involontario complice di un omicidio".
(Dal racconto "L'avventura dei tre spettri" di Loren D. Estleman).
Vera delizia per tutti gli amanti della riscrittura di qualità, l'antologia Un Natale in Holmes raccoglie quattordici short stories scritte dai più conosciuti autori del genere, da Anne Perry a Loren D. Estleman, da Jon L. Breen a Carole Nelson Douglas, da J. N. Williamson a Reginald Hill.
Le vicende narrate nella raccolta avvincono il lettore per le trame ben architettate, gli ambienti deliziosamente retrò e per la forza dei personaggi, mentre l'atmosfera natalizia aleggia stuzzicante ma mai invadente.

lunedì 10 settembre 2012

Stalking La storia di Casey

Un buongiorno tutto per le donne e un buon inizio settimana ...
Giorni fa, Pupottina ha snobbato per una sera la sua programmazione Sky (un po' per mancanza di nuovi programmi, film, serie tv, ecc ... quello che era possibile l'ha comunque affidato alla memoria del suo my sky ...) SCUSATE LA DIVAGAZIONE visto che questo vuole essere un post serio, utile e per riflettere ... arriviamo al dunque ... Pupottina ha visto il film per la tv del 2012 diretto da Michael Lohmann, Stalking La storia di Casey. 
Il film denuncia il reato dello stalking. 
Ecco la pagina WIKI per approfondire.
Un film inquietante se si pensa che può accadere a tutte. In questo caso, era uno schizofrenico, incontrato per sfortuna, ma ogni giorno ne succedono tante di storie simili con persone che fanno parte della nostra vita o del nostro passato, colleghi, vicini di casa, ex fidanzati, ex mariti, e tutte dobbiamo saperne riconoscere in tempo i segnali, prima che sia troppo tardi.

Riguardo al film, interessante, agghiacciante, scioccante, attuale, girato con volti noti delle serie tv, dal primo all'ultimo membro del cast. Un bel film!!! 

Condivido con voi il video di un servizio Rai, trovato su youtube.


domenica 22 luglio 2012

Punto di rottura di Simon Lelic

Oggi, viste le vicende di cronaca dei mesi precedenti e in concomitanza con l’anniversario del massacro in Norvegia e con la visione di vari documentari che ne parlavano, nemmeno a farlo apposta, mi è capitato di leggere un libro che, almeno nei primi capitoli, ha ricreato nella mia mente lo stesso scenario fatto di terrore, paura e morte.

Punto di rottura di Simon Lelic.
È un libro che mi è piaciuto molto, proprio perché è scritto in maniera particolare, giostrando i capitoli in un’alternanza fra realtà e apparenze, fra follia e giustizia, fra l’indagine della donna ispettore, Lucia May, e i punti di vista di chi c’era o non c’era il giorno della sparatoria.
Sin dalle prime pagine, a strage già compiuta, ci si accorge del perché questo libro è diventato un caso letterario in Europa e negli Stati Uniti. Il tema trattato, la violenza nelle scuole, è molto attuale e si può rapportare dal microcosmo dell’ambiente scolastico al macrocosmo della società in cui tutti viviamo. Di questo libro mi ha colpita, prima di tutto, la trama (un professore che spara cinque dei colpi di una pistola in un’aula scolastica e risparmia il sesto ed ultimo proiettile per se stesso), poi, la copertina, così colorata, semplice, elementare, con una scelta di colori che trasmettono serenità, ma gettano anche ombre in una scena di fuga che fa trasparire, a malapena, l’orrore che questo romanzo racconta anche se in maniera molto poetica, interiore, che predispone alla riflessione personale. Il titolo italiano “Punto di rottura” (titolo originale “Rupture”) è forse l’elemento che cattura meno, ma, nella sua brevità, è feroce e un po’ anticipa quello che è poi il senso della storia, quando si raggiunge un limite che porta al di là della ragione e permette che si realizzi una strage.
Anche in questo romanzo, come in QUESTO (che pure mi è piaciuto moltissimo), l’ambientazione è Londra, una città che è in grado di offrire svariati spunti interessanti.
E adesso, prima di dirvi il mio giudizio complessivo di questo thriller della Time Crime, ecco un po’ di frasi, tratte dal libro.

“È mostruoso ciò che ha fatto, ma non era un mostro.”

“È più facile gestire il dolore se puoi trasformarlo in rabbia, se puoi attaccare qualcun altro, se puoi prendertela con qualcun altro, chiunque, anche se non lo merita.”

“L’odio arriva con il tradimento.”

E, in questo thriller psicologico, molte altre sono le affermazioni, messe in bocca a vari personaggi, che meritano di essere approfondite, comprese, analizzate. Mi fermo qui per non anticiparvi altro.
VOTO 10

***AVVISO SPOILER***
Se volete leggerlo, fermatevi e non leggete oltre. 
Mentre se l’avete già letto, vedete se siete d’accordo con me.

Il professore di storia, quello con la barbetta, quello di origini russe, quello che un giorno improvvisamente se ne va a scuola con una pistola, che è un pezzo da museo, Samuel Szajkowski, quello con il nome che nessuno ha mai imparato a pronunciare bene, né si è sforzato di farlo, quell’uomo all’apparenza mite avrà avuto i suoi motivi per fare quello che ha fatto: andare a scuola, aprire il fuoco su alcuni alunni e su una collega e infine suicidarsi. Di questo è convinta Lucia May, ispettore a capo delle indagini. Nonostante i suoi superiori siano convinti che non ci sia nessun caso da risolvere e che quello che c’è da scoprire è già evidente, lei si ostina nel voler interrogare tutti e condurre delle ricerche sue, perché vuole scoprire cosa c’è dietro, quale movente ha portato Szajkowski ad un’improvvisa follia. Mentre la sua indagine si approfondisce, un interrogatorio dopo l’altro, anche di particolari apparentemente inutili, emerge il ritratto di un uomo che voleva fare il suo lavoro. Mentre ci si chiede se le vittime erano davvero quelle designate e si studiano le posizioni dei presenti alla sparatoria, emergono particolari, dettagli, considerazioni che il lettore si trova a fare, essendo perfettamente integrato nella storia proprio grazie allo stile particolare di Simon Lelic.
Cos’ha di così particolare il suo stile?
È originale, nuovo, differente dagli altri. Ogni capitolo è matematicamente impostato: tutti hanno la stessa lunghezza, dalle 7 alle 10 pagine. Come ho già anticipato all’inizio, c’è un’alternanza nei capitoli: tempo degli interrogatori e racconto dell’indagine. I primi sono monologhi, come delle interviste in cui vengono omesse volontariamente le domande, ma non si cela niente delle risposte ed è come vedere i personaggi che vengono interrogati, intervistati, ognuno con un suo modo di esprimersi, in base all’età, al sesso, al carattere più o meno spigliato. In questi capitoli, vengono interrogati: il preside; i professori, colleghi dell’assassino; i genitori della vittime; alcuni studenti presenti alla sparatoria; altri assenti, ma che conoscevano le vittime o che hanno tanto da raccontare sulla vita e sui soprusi all’interno della scuola. Si intuisce che qualcosa non andava. C’erano gravi negligenze, oltre a questioni personali e a precedenti segnali ricollegabili alla tragedia. Mentre ci si interroga sulla follia del singolo, si vanno a studiare le sue motivazioni e il perché ad essere uccise siano state determinate persone e non altre. Si scopre che l’ambiente scolastico inglese descritto non è, in fondo, molto diverso da quello italiano e una storia simile poteva accadere ovunque, in una scuola come in un altro qualsiasi ambiente lavorativo dove imperano la discordia, la stupidità, la rabbia e la solitudine. 

Voi, l'avete letto? Vi è piaciuto?
Com'è l'ambiente scolastico italiano?

domenica 15 luglio 2012

Sex Crimes di Picozzi-Lucarelli

Questo è il sesto libro che Massimo Picozzi (medico, psichiatra, docente universitario e criminologo italiano, autore e conduttore di trasmissioni televisive riguardanti fatti di sangue e serial killer) scrive insieme a Carlo Lucarelli (scrittore, conduttore televisivo, sceneggiatore e giornalista italiano). Il saggio Sex Crimes, che ha come sottotitolo “Storie di passioni morbose e di efferati delitti” è un libro non per tutti, esattamente come i precedenti saggi della serie criminale, dove la parte teorica viene approfondita a mo’ di esempio con la narrazione, ampiamente descrittiva, dei casi di cronaca italiana ed internazionale. In questo volume, in particolare, si entra nel dettaglio dei crimini a sfondo sessuale. Non tutti terminano con un omicidio, ma sono comunque degni di nota per la loro efferatezza e la brutalità dimostrata sulle vittime. Ovviamente, la componente sessuale è predominante.
È un libro interessante che aiuta a far luce sui lati negativi della natura umana. Ci si accorge che di tante storie di cronaca si conosce l’inizio ma non la fine, perché i telegiornali e la stampa non ne approfondiscono la conclusione. Forse questo aspetto, in alcuni casi, sconvolge di più. Non sempre ad un efferato delitto corrisponde un colpevole che viene degnamente punito per ciò che ha fatto. Molti criminali arrivano a diventare anche famosi, nonostante le barbarie compiute.
Inoltrarsi nella meccanica del perché è altrettanto sconvolgente, non per giustificare il criminale, ma per capire quanto possa essere facile passare da una parte all’altra della barricata. La mente ha delle dinamiche che, a volte, restano oscure. Vengono citati anche alcuni casi recenti di cronaca, aggiornati a novembre 2011, periodo della pubblicazione.
Molti casi vengono solo accennati, altri riprendono esempi già anticipati nei saggi precedenti della serie.
A volte, però, può risultare un po’ ripetitivo, soprattutto se si conoscono già i fatti di cronaca descritti, non soltanto tramite gli altri saggi ma anche attraverso gli approfondimenti e i documentari televisivi. È comunque un interessante approccio alla criminologia, ma se non si è appassionati del genere, alcuni dettagli e alcune descrizioni possono essere eccessivamente crude.
Interessante è anche l’ultimo capitolo relativo alle vittime e a come spesso vengano dimenticate. Inoltre, non ai dà importanza alle vittime secondarie, ossia i parenti e gli amici delle vittime, nei quali restano dolore e sofferenza.

martedì 19 giugno 2012

L'estate della paura di Dan Simmons

Un libro legato all’estate sin dal titolo ;-)
Pochi scrittori hanno il grande pregio di saper passare da un genere all’altro, risultando convincenti ed ottenendo ottimi risultati. Dan Simmons, specializzato e famoso, soprattutto per il genere di fantascienza, con L’estate della paura si è messo alla prova con il genere horror ed ha stupito anche Stephen King il quale non si è potuto trattenere dal dire: “Uno dei pochissimi libri che non si può non leggere … mi sento in soggezione nei confronti di Dan Simmons.”
È una sensazione che, a mio avviso, prova anche il lettore che si sente come se stesse realmente leggendo un romanzo di Stephen King. È un grande Dan Simmons nell’averne imitato lo stile, pur rimanendo originale nella sua creatività e nel suo modo di narrare.
Questo romanzo, scritto nel 1991 e riedito, per la prima volta, in versione integrale in Italia, è anche un romanzo di formazione. È la storia di cinque ragazzini (Mike, Duane, Dale, Harlen e Kevin) e di un mistero che ruota intorno alla vecchia scuola del paese. È il 1960, quando inizia la storia. Il suono della campana avverte che le lezioni finiscono definitivamente per l’edificio, perché è l’ultimo giorno di scuola, ma anche perché nella Old Central non ce ne saranno altre. Invece, per quel gruppo di ragazzi, in quel paesino di contadini, sta per iniziare un’avventura che cambierà le loro esistenze, li farà maturare intimamente e all’improvviso, ma farà correre loro anche grandissimi rischi. Non tutti riusciranno a sopravvivere a quella terribile esperienza. Proprio loro che, per gioco, hanno formato la pattuglia in bicicletta per vigilare sulla sicurezza del loro microcosmo e per passare spensieratamente impegnati il tempo libero, scoprono che la realtà è molto diversa e che qualcosa di oscuro e malvagio minaccia l’apparente tranquillità di quel paesino di campagna e reclama ingenti tributi di sangue.

La luminosità iniziale delle pagine, caratterizzate dal sole estivo e dalla polvere in cui i ragazzi giocano a sentirsi adulti, si alterna al buio della notte, dove strane e minacciose fluorescenze mostrano una realtà che tutti credono impossibile. I ragazzini rischiano di non essere creduti, se raccontano ciò che hanno visto e ciò che li spaventa. Nonostante tutto, fanno squadra e vogliono lottare contro il male che aleggia nell’aria e si nasconde dentro le ombre. È un mistero legato a qualcosa che risale a molti secoli prima. Sebbene i piccoli protagonisti siano molto giovani, non mancano ricerche approfondite in ambito storico per svelare l’origine del male, perché anche nel gruppo c’è sempre chi si distingue.
L’apparente serenità, che caratterizza i primi capitoli, si trasforma presto nell’orrore che domina la maggior parte delle pagine ed è sempre presente. Il coraggio o l’irresponsabilità dei protagonisti costringe il lettore ad affezionarsi a loro e a rimanere con il fiato sospeso, mentre segue l’evolversi delle loro azioni, dettate dall’immaturità della giovane età. Ognuno diverso, ognuno con la sua personalità e le sue peculiarità, nell’agire e nel dare risposte. Per ognuno di loro ci sarà un incubo e un pericolo cui tentare di sopravvivere. Se all’inizio la lentezza del libro era voluta soprattutto per creare l’atmosfera di routine che poi verrà sconvolta, nel momento in cui inizia ad insinuarsi la paura, il ritmo aumenta e ogni pagina riesce a creare un incubo da cui è difficile liberarsi.


Se non avete paura del buio ed apprezzate i romanzi horror, questo libro è ideale per voi, soprattutto nella versione integrale proposta da Gargoyle, che è pregevole anche perché ha l’interessante postfazione dello scrittore e saggista Riccardo D’Anna che sviluppa le tematiche e ne approfondisce la trama con vivaci spunti culturali.

Voi, l’avete letto nelle precedenti edizioni? Vi è piaciuto?
Credete che un’edizione integrale possa ampliarne le sensazioni o chiarirne le vicende?

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Compresi che l'ordine, a lungo andare, si ristabilisce da solo intorno alle cose (Raymond Radiguet)

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