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Pupottina's favorites book montage

Dimmi il tuo segreto
Io la troverò
Dove si annida il male
Il confine del silenzio
Tutto ciò che resta
Io so perché canta l'uccello in gabbia
Africa, mon amour
Fiore di fulmine
Amore, Parigi e un gelato al pistacchio
La ragione dei sensi
Sherlock Holmes e il Signore della notte
Addio è solo una parola
All'improvviso la scorsa estate
La stagione degli innocenti
Scia di morte. L'ultimo viaggio della Lusitania
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
I piaceri della notte
Nessun ritorno
Campari a colazione
Per te qualunque cosa


Pupottina's favorite books »
L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande. (Woody Allen)
"Non discutere di cose di letto con tatto e discrezione. Potrei non capire di cosa parli." (L'ispettore Barnaby)

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mercoledì 17 dicembre 2014

Il richiamo della Sirena di Tricia Rayburn


IL RICHIAMO DELLA SIRENA è il secondo romanzo della serie SIREN di Tricia Rayburn, trilogia paranormal thriller. Mi sono lasciata conquistare dalla copertina, molto romantica e suggestiva, ma non ho trovato molto altro. Forse perché non ho letto il primo romanzo della serie. Forse perché non è il mio genere preferito o perché effettivamente a questo romanzo manca qualcosa. Non nello stile, ma nella trama, nei personaggi, troppo semplici e poco simpatici. In questo young adult, come da genere, la bella di turno è perennemente contesa e indecisa fra i due ragazzi, con caratteristiche antitetiche. L’amore non è bello se non è complicato, però c’è anche un modo diverso per dirlo. Appare un romanzo affrettato, scritto in fretta, e non perfettamente ideato nello schema narrativo. Per apprezzarlo, bisogna sapersi accontentare.

domenica 1 agosto 2010

Lo Zahir di Paulo Coelho

Trama
Un giorno, uno scrittore famoso scopre che la moglie, corrispondente di guerra, lo ha abbandonato senza lasciare traccia e senza alcuna spiegazione plausibile. Nonostante il successo e un nuovo amore, il pensiero dell'assenza della donna continua a tormentarlo e gli invade la mente fino a gettarlo in un totale smarrimento. È stata rapita, ricattata, o semplicemente si è stancata del matrimonio? La ricerca di lei porta lo scrittore dalla Francia alla Spagna e alla Croazia, sino a raggiungere gli affascinanti paesaggi desolati dell'Asia Centrale. E ancora di più, lo allontana dalla sicurezza del suo mondo verso un cammino sconosciuto, alla ricerca di un nuovo modo di intendere la natura dell'amore e il potere ineludibile del destino.
Chi non ha letto questo libro ed ha intenzione di farlo, non continui a leggere, perché nel commento di seguito, Pupottina svelerà molte parti del libro, unicamente per stimolare un dibattito con chi lo ha già letto.

Pupottina ha terminato il libro di Coelho di cui ne aveva già letto altri e le erano piaciuti, ma questo un po' meno. Sì, in questo libro vengono ripresi i temi cari a Coelho, il viaggio come itinerario di crescita e la riflessione interiore, però, la conclusione non è stata come se la aspettava, sebbene sia stata un lieto fine. Forse è tutta l'idea di base, l'attesa eterna di chi è scomparso che non la convince. Però, chi è tanto innamorato la considera una cosa di importanza vitale. L'istinto di sopravvivenza di Pupottina la porta a guardare altrove. Tuttavia, è facile parlare quando non ci si è trovati nella stessa condizione: solitamente, con Pupottina, accade il contrario.
E se pensa che questo libro lo aveva anche regalato ad un amante del passato senza averlo letto prima, semplicemente perché voleva regalargli qualcosa che lo facesse pensare a lei. Eheheheh Spera di non averlo fatto ossessionare o forse anche il suo Zahir è diventata Esther. ;-)
Forse avrà pensato che quel libro era un segno del fatto che sarei scomparsa ... ma è stato un caso ... e le porte forse poi non si chiudono mai per sempre ...
Questo libro o Pupottina non l'ha sentito suo, non l'ha interiorizzato, come ogni libro di questo genere meriterebbe, o non era il momento di leggerlo, poiché ogni libro ha il suo momento.
Non è totalmente negativo il giudizio di Pupottina, poiché gli spunti di riflessione ci sono e sono davvero tanti. Sicuramente vi posterà qualche suo aforisma speciale o particolarmente significativo, prima o poi, ma, come al solito, ho troppo da raccontare di mio che di altri. Però, capiterà. Forse il fatto che fosse una donna quella ad essere scomparsa ... se fosse stato un uomo la cosa l'avrebbe turbata o angosciata di più.
L'amore è così: è anche un'ossessione; può anche trasformarsi in un pensiero che ci domina l'anima e, quando quel che amiamo scompare, ci tormenta di più e non se ne va.
Wikipedia dice ...
Forse è stato un istinto primordiale che non le ha concesso di sentire a tal punto quello che c'era scritto nel libro ... tutto per non soffrire ...

A voi è piaciuto questo libro?

domenica 12 luglio 2009

La solitudine dei numeri primi

Questo libro non ho mai avuto veramente la voglia di leggerlo, ma mi è venuto dopo un post letto dalla mia amica blogger Titti (in questo post: leggi qui) Ho pensato: “se lo leggono in Giappone perché in Italia Pupottina non deve sapere di cosa parla?”
Allora, sapendo che Dana lo aveva, Pupottina se lo è fatto prestare.
Poi, in fase di lettura, ne ha anticipato qualcosa in qualche commento, ma non ricorda più con chi e in quale blog. Un po' ha cercato, ma la lista delle possibilità è lunga.

All'inizio del libro, le prime due parti, quelle datate 1983 e 1984, sono davvero di una tristezza incredibile e si ha la voglia di abbandonarlo. Sono racconti a se stanti che vivono di vita propria. Poi le vite dei protagonisti si uniscono, perché sono due numeri primi, anzi due primi gemelli cioè "due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero."
Così le vite di Alice e Mattia scorrono parallelamente e, a volte intrecciandosi, per tutta la lunghezza del libro.
Oltre alla copertina che cattura richiamando lo sguardo, anche la foto interna dello scrittore Paolo Giordano, così giovane, affascinante ed occupato effettivamente in tutt'altro ambito professionale, generano curiosità sul romanzo che, è vero, lega nella lettura in una maniera morbosa e quasi ipnotica. Forse perché tutti, dentro di noi, abbiamo qualcosa di irrisolto che influenza le nostre vite.
La scrittura è scorrevole, moderna e molto interiore. Si conoscono i personaggi attraverso il non detto, anche perché parlano veramente poco ed al momento di dire qualcosa, la pensano sempre, ma sono incapaci di esternarla. Hanno inquietudini viscerali che si portano dietro e che minacciano la loro esistenza rendendola volontariamente vuota. Si sforzano di non essere felici e si autodistruggono. Lei tende all'anoressia fin da giovane, ma nessuno fa concretamente qualcosa per aiutarla e neppure lei se ne rende conto: rifiuta categoricamente il cibo e vive di rabbia. Lui è un genio ed allo stesso tempo un autolesionista.
E mi fermo qui. E' un libro che va letto per essere capito.

Chi non ha letto questo libro ed ha intenzione di farlo, non continui a leggere, perché nel commento di seguito, Pupottina svelerà molte parti del libro, unicamente per stimolare un dibattito con chi lo ha già letto per sapere se anche agli altri ha fatto questo effetto.
Non si può non dire che questo libro è molto particolare ed averlo definito un caso letterario gli si addice. Però, mi ha turbata il finale: l'avrei voluto diverso. Ho sperato fino alla fine che qualcosa migliorasse e si risolvesse inaspettatamente anche con un semplice rigo in cui tutto raggiunge un senso più profondo da quello che si era dipanato per tutto il libro. L'interiorità di questi personaggi andrebbe analizzata da un terapeuta, ma non essendoci, ogni giudizio viene affidato al lettore che vede scivolare in un'esistenza vuota le loro vite.
Alice vive l'anoressia come qualcosa che fa parte di lei e a cui non vuole rinunciare, come se fosse il legame più forte che ha con qualcosa. E' incapace di trattenere a sè Mattia e, pur avendolo desiderato ed amato da sempre, dal primo sguardo che ha rivolto su di lui, non ha avuto la forza di afferrare la felicità che avrebbe potuto darle e si è legata ad un uomo Fabio, il quale come personaggio mi ha delusa. Alice, alla fine, è stata abbandonata da tutti: i suoi genitori, Mattia, Fabio. Ed anche lei stessa, conduceva un'estistenza fra la vita e la morte, più incline alla seconda ed all'annientamento di sè. Il marito Fabio mi ha delusa. Pur avendola amata, ad un certo punto, verso la fine del loro rapporto, la accusa di egoismo, quando il vero egoista era proprio lui che era quasi ossessionato dalla voglia di avere un figlio che ormai aveva dimenticato l'amore che l'aveva spinto a sposarla. Nonostante fosse un medico, troppo tardi si accorge di avere una moglie anoressica e non si sforza di aiutarla con la pazienza a risolvere un problema per volta, ma reagisce con rabbia e, spaventato dalla sua reazione collerica, preferisce volatilizzarsa dalla sua vita per sempre, prendendo a mala pena il necessario.
Mattia sfugge ad Alice, pur non volendola abbandonare, pur sapendo che è la cosa più importante che abbia, ma è ossessionato dal doversi punire per la tragica fine della gemella Michela che resta avvolta nel mistero: è morta davvero o sarà viva? Chi è effettivamente la donna in cui Alice ha creduto di vedere l'ossessione che ha torturato Mattia, in tutti quegli anni?
Alice che decide di non parlarne a Mattia mi ha sotterrata. Ancora mi chiedo: perchè?
Poteva cambiare tutto. Si potevano aggiungere altre 300 pagine di ricerca di quella donna misteriosa. Io le avrei lette volentieri, ma forse tutto il contenuto precedente si sarebbe banalizzato.
E poi penso a Mattia: ma quanti anni ci ha messo prima di decidersi a fare sesso? Meno male che il suo cammino si è intrecciato con Nadia. Anche se, poveretta, poi se lo vede sparire dal letto nel modo peggiore: non trovandolo al risveglio, senza nemmeno un messaggio, dopo che lei gli ha dato tanto. Mattia, però, non è un uomo in grado di apprezzare. Lei è disperata e vede in lui l'ultima possibilità di una trentacinquenne per trovare l'altra metà che le manca.
Mattia è, in fondo, la persona sbagliata che ha legami morbosi con il suo passato tormentoso e con Alice, la donna con cui sapeva di essere un primo gemello.
Mi solleva il fatto che Mattia, nell'ultimo capitolo a lui dedicato, guardando l'alba abbia trovato in tasca il biglietto da visita di Nadia, perché mi dà la speranza che la richiamerà ...
Invece, è allucinante l'idea di Alice, totalmente sola con la sua anoressia, che decide di non svelare quella verità (reale sul serio o semplice allucinazione, miraggio di un momento di malessere fisico ed interiore) che potrebbe segnare un finale diverso per tutti i personaggi. Anche se alla conclusione del libro e, di conseguenza, della vita fittizia dei personaggi, le esistenze di una intera famiglia si potevano riaccendere alla speranza, ma Giordano ha scelto un finale diverso. Avvolto nel mistero e nella disperazione.

Chi lo ha letto, che impressioni ha avuto?
Quale personaggio avreste voluto diverso? E perché? E del finale, cosa avreste cambiato?

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Compresi che l'ordine, a lungo andare, si ristabilisce da solo intorno alle cose (Raymond Radiguet)

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