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venerdì 19 giugno 2015
martedì 10 marzo 2015
martedì 16 dicembre 2014
giovedì 21 febbraio 2013
Quando l'imperatore era un dio di Julie Otsuka
Julie Otsuka ancora una volta, dopo Venivamo tutte per mare, riesce a
commuovermi raccontando con eleganza e rispetto pagine di storie che nessuno ci
ha mai raccontato e soprattutto lo fa parlando con il cuore e alle donne. Narra
il quotidiano di donne del passato che sono state ancore di salvezza in mezzo
agli orrori e alle ingiustizie della storia.
La Otsuka utilizza un linguaggio semplice, incisivo e diretto.
Sintetizza gli aspetti più angoscianti delle esistenze delle protagoniste, ma
riesce comunque a coinvolgere il lettore e ad accompagnarlo per tutta la
narrazione.
Il romanzo Quando l’imperatore era un dio racconta cosa accadde alle
donne del primo romanzo (Venivamo tutte per mare), cosa accadde alle spose “in
fotografia”, dopo lo scoppio della guerra, dopo Pearl Harbor, dopo l’ordine di
evacuazione del febbraio 1942 costrinse le figlie di quelle donne a lasciare le
loro abitazioni per essere internate nei campi di lavoro.
Anche lì le donne lottavano per tenere unita la famiglia …
Anche lì le donne lottavano per tenere unita la famiglia …
La storia è resa magistralmente attraverso la narrazione dei due figli di
una donna, rimasta sola dopo il l’arresto del marito, avvenuto nel cuore della
notte e portandolo via in pigiama.
Il romanzo racconta come fosse assurda l’ostilità nei confronti dei
giapponesi, subito dopo Pearl Harbour, e forte il razzismo nei loro confronti.
I giapponesi si sentono colpevoli per quel senso di colpa che li fa
sentire appartenenti allo Stato artefice dell’attacco a Pearl Harbor durante il
secondo conflitto mondiale. Ma i giapponesi hanno anche pagato successivamente da
vittime con l’attacco nucleare a Hiroshima.
L’orrore per quanto commesso ha portato solo altra sofferenza,
sterminio e dolore.
Quando l’imperatore era un dio è un romanzo toccante, commovente, lacerante, di grande intensità lirica, ma essenziale. È doveroso leggere il racconto di una parte di storia di cui non si parla.
Consigliato.
Quando l’imperatore era un dio è un romanzo toccante, commovente, lacerante, di grande intensità lirica, ma essenziale. È doveroso leggere il racconto di una parte di storia di cui non si parla.
Consigliato.
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giovedì 27 dicembre 2012
Libri che parlano di donne alle donne
E' una categoria di libri che esiste?
Quanti ne avete scovati anche voi nel 2012?
Ecco quelli che mi sono piaciuti di più ...
Venivano tutte per mare di Julie Otsuka
La vita eterna di Marie Corelli
La cugina americana di Francesca Segal
Grotesque di Natsuo Kirino
Cuccette per signora di Anita Nair
I segreti di Sible Pelden di Stella Gibbons
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domenica 28 ottobre 2012
La cugina americana di Francesca Segal
Un romanzo diverso dagli altri perché ha i suoi punti di forza nella
lentezza e nel senso di staticità con cui è scritto. Una tecnica giustamente
adatta a far assimilare l’immobilità dell’ambiente che racconta, quello della
borghesia ebraica, ancorata alle sue rassicuranti tradizioni.
Leggendo la trama, forse, si resta un po’ fuorviati dalla storia
d’amore in primo piano che concentra le aspettative del lettore sui personaggi
del triangolo amoroso. Ma l’argomento principale è la forza della comunità
ebraica che diventa la forza del singolo individuo.
È un periodo in cui spesso mi ritrovo a leggere libri che parlano di
ebraismo, i quali esercitano un notevole fascino, probabilmente proprio per
questo legame stretto con una fitta rete di usanze, costumi e tradizioni.
La storia d’amore tra la coppia storica formata da Adam e Rachel
subisce dei contraccolpi quando ritorna la tanto chiacchierata cugina americana
di Rachel, Ellie, che è una ragazza dal passato doloroso e dal presente
difficile per il suo modo di vivere anticonformista. Ellie è la bomba ad
orologeria pronta a esplodere e ciò avviene in concomitanza del fidanzamento
ufficiale di Adam e Rachel.
Le due cugine sono fisicamente e caratterialmente opposte e Adam, che
ha sempre e solo avuto occhi per Rachel, prova un’attrazione al limite
dell’ossessione per Ellie, che lo ricambia, pur essendo un personaggio
estremamente volubile. L’apparente felicità di Adam sta per subire un terremoto
emotivo che rischia di destabilizzare l’intera comunità.
È una storia che racconta la comunità ebraica, com’è oggi, e la perdita
dell’innocenza da parte dei personaggi, divisi fra l’apparente serenità e la
ricerca della vera felicità.
È un libro non semplice, ma è un bel libro. E se si pensa che è
l’esordio della scrittrice Francesca Segal è davvero un memorabile inizio.
Francesca segal è figlia d'arte. Suo padre è Erich Segal, autore di Love Story.
E per approfondire, guardate QUI.
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domenica 19 febbraio 2012
Venivano tutte per mare - Julie Otsuka
Cari
Amici Blogger,
"nessuna parola di questo libro cade nel vuoto. Tutte colpiscono al cuore". Poco
più di un centinaio di pagine hanno saputo descrivere e raccontare la
situazione femminile di molte donne giapponesi negli anni Trenta e Quaranta del
Novecento. A dar voce alle loro storie è la pluripremiata Julie Otsuka,
californiana, ma di origini asiatiche, autrice di questo bestseller ormai
considerato un classico contemporaneo.
Venivamo
tutte per mare è un romanzo intenso, corale, vibrante, profondamente
drammatico, che narra la storia di donne, rimaste sconosciute e unite da un
unico destino che le ha classificate nella categoria delle “Spose in
fotografia”. Erano donne che abbandonavano il loro Paese e si imbarcavano cariche
di speranze e di sogni alla volta delle coste americane, meta in cui avrebbero
conosciuto di persona il loro futuro sposo e quella che sarebbe diventata la
loro vita segnata da un destino sempre diverso da come se lo erano aspettato.
Lasciavano famiglie umili convinte di sposare uomini che le avrebbero portate
ad un’ascesa sociale che veniva disillusa dalla cruda realtà del lavoro dei
campi e da altre mansioni umili e si ritrovavano a vivere una vita peggiore di
quella da cui erano fuggite e dove i loro sogni venivano spazzati via, i loro
cuori venivano infranti e la loro esistenza diventava un nulla che si
susseguiva un giorno dopo l’altro, mentre tentavano di sopravvivere al loro
triste destino.
VOTO
9
Chi non ha letto
questo libro ed ha intenzione di farlo, non
continui a leggere, perché nel commento di seguito, Pupottina svelerà molte parti,
unicamente per stimolare un dibattito con chi lo ha già letto.
Un’altra
scrittrice non avrebbe saputo raccontare in maniera così coinvolgente una
storia tanto delicata, intima, che appartiene ad una moltitudine di donne, ad
una generazione intera, quelle delle immigrate negli Stati Uniti nel periodo in
cui gli stranieri ed, in particolare, i giapponesi non erano ben visti dagli
americani. La discriminazione razziale era molto forte.
Per
raccontare le loro misere esistenze, Julie Otsuka non sceglie una particolare
figura femminile, ma le accomuna tutte in una narrazione corale, dove un “noi”
sempre presente dipana in un filo unico le tante vite che formano la matassa
accomunata dalla tristezza di un destino senza sogni e speranze. Ogni tanto
esce fuori un nome da un groviglio di esistenze sofferenti, ma non per questo
meno combattive nel loro tentativo quotidiano di combattere per sopravvivere ad
una società che non le accetta, le considera diverse, umili e di una razza
diversa, da escludere. Gli anni della Seconda Guerra Mondiale segneranno la
fine delle anime deportate in luoghi non precisati. Ciò avviene a causa delle
vicende storiche che vedono su due fronti nemici il Giappone e gli Stati Uniti.
Quando inizia la deportazione del popolo giapponese che viveva e lavorava in
America, la narrazione corale cambia. A narrare non è più il gruppo delle donne
che “Venivamo tutte per mare”, ma diventa quello, sempre corale, degli abitanti
delle città da cui i giapponesi sparivano.
Soltanto
otto capitoli (“Venite, giapponesi!”, “Prima notte”, “Bianchi”, “Bambini”, “I
figli”, “Traditori”, “Ultimo giorno” e “La scomparsa”) per un totale di poco
più di cento pagine per raccontare vite vissute che non vogliono essere
annientate come, invece, è accaduto. Ogni capitolo raccoglie un argomento e lo
approfondisce, sempre mediante il racconto corale e seguendo un arco temporale in evoluzione.
Il
racconto serve a non dimenticare quella generazione che sembrava essere caduta
nell’oblio della storia. La Otsuka, anziché scrivere un saggio che sarebbe potuto
essere lunghissimo, quasi interminabile, tante erano le testimonianze e i
reperti che aveva raccolto, ha pensato bene di riassumere tutto in una
narrazione coinvolgente e intensa verso un destino segnato fin dall’inizio, di
cui il lettore è già ben consapevole fin dalle prime pagine. Mano a mano le
speranze di cancellano, le vite delle donne si trasformano grazie alla cruda
realtà che devono affrontare e tutte, chi prima chi dopo, sono destinate a
crollare.
La
copertina sembra raccogliere quelle che erano le loro grandi speranze, prima
che la realtà delle loro esistenze la cancellasse.
Mi è
piaciuto molto questo libro che si legge scorrevolmente. La narrazione in prima
persona plurale non stanca, ma rende il racconto più incisivo, commovente,
accorato e disperato.
Voi, l'avete letto? Vi è piaciuto?
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