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mercoledì 20 novembre 2013

La figlia del boia di Oliver Pötzsch

Oliver Pötzsch è un giovane scrittore e sceneggiatore tedesco che ha alle spalle una genealogia interessantissima ed ha deciso di romanzarla, portando alla ribalta le sue radici, ma anche facendone una parte del suo lavoro. È così che nel 2007 ha scritto il suo primo romanzo, un giallo storico e avventuroso, che, da noi, tradotto, è diventato LA FIGLIA DEL BOIA.


Le origini della sua famiglia, infatti, affondano in una delle più importanti dinastie di boia della città di Schongau. Avere un boia come bisnonno non è cosa che capita a tutti. Nell’immaginario di Oliver Pötzsch, crescendo, è diventato un vero e proprio personaggio letterario, forse un po’ più avvezzo all’avventura rispetto a quello reale, ma sicuramente è una figura che piace e che ha ispirato già cinque romanzi storici.


Nella Baviera del 1659, il boia di Shongau è Jakob Kuisl, un uomo più alto rispetto alla media, che raggiunge quasi i due metri di altezza, con la barba lunga, nera e spinosa, e con dita lunghe e ricurve, simili ad artigli. In paese, la gente lo guarda con timore per il suo mestiere e per la sua tempra di feroce assassino, ma non esita a rivolgersi a lui, quando c’è qualche malanno, essendo lui anche un erborista e guaritore.

 


Il lettore si accorge subito che, dietro il suo aspetto che incute terrore e il suo carattere poco socievole, Jakob Kuisl è un uomo fondamentalmente onesto, buono e che non esita a risolvere i guai altrui. In più, ha le virtù degli eroi classici, è astuto, più intelligente e istruito della media, e anche forte e coraggioso.


Ad affiancarlo, quando si presenta un problema o un mistero da risolvere, ci sono Simon Fronweiser, il giovane figlio del medico ufficiale di Shongau, un ragazzo temerario e con la fama di seduttore per il suo bell’aspetto, ridotto solo dalla statura minuta, e Magdalena, l’attraente figlia del boia, le cui virtù sono le labbra carnose, il saper leggere e l’ostinazione ad ottenere giustizia, proprio come suo padre.


Il bello delle indagini, per il lettore, è lo scoprire gli indizi e avere una visione d’insieme, ma non la soluzione del giallo, prima dei personaggi, poiché ognuno dei tre scruta da un’angolazione diversa la scena del crimine, interroga o chiacchiera con persone diverse. È così che il lettore scopre il folklore storico e la struttura sociale della Baviera del XVII secolo.


A Shongau, un bambino muore, con uno strano simbolo tatuato sul corpo, e la levatrice viene accusata di stregoneria. Per lei inizia un lungo, terribile processo, fatto di torture, per farla confessare. Jakob Kuisl non ci crede né alla colpevolezza della levatrice né alle streghe e inizia a indagare, coadiuvato da sua figlia e dal suo spasimante.


In quel particolare periodo storico, “la gente ha la tendenza a vedere molte cose, anche quelle che non esistono.” La superstizione e le follie collettive dilagano e, contemporaneamente, altri crimini e delitti tracciano una scia di sangue, che affonda nella struttura del potere politico. E c’è anche chi giura di aver visto il diavolo in persona passeggiare per le vie di Shongau…


La figlia del boia è un romanzo storico, approfondito nelle ricostruzioni del panorama sociale e culturale, avvincente e avventuroso nella narrazione, che tiene viva l’attenzione del lettore e non manca di stupirlo con numerosi colpi di scena. Mentre infuria la caccia alle streghe, il boia, più illuminato della Baviera, indaga per salvare una levatrice, pestando i piedi al potere politico che la vuole colpevole e morta subito.



“Sì, subito” confermò Jakob Kuisl, brandendo il bastone. “Forse da qualche parte là fuori c’è anche il diavolo. Ho sempre avuto voglia di dargliele sul groppone.” Forse anche il diavolo aveva paura del boia di Shongau.


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