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domenica 12 luglio 2009

La solitudine dei numeri primi

Questo libro non ho mai avuto veramente la voglia di leggerlo, ma mi è venuto dopo un post letto dalla mia amica blogger Titti (in questo post: leggi qui) Ho pensato: “se lo leggono in Giappone perché in Italia Pupottina non deve sapere di cosa parla?”
Allora, sapendo che Dana lo aveva, Pupottina se lo è fatto prestare.
Poi, in fase di lettura, ne ha anticipato qualcosa in qualche commento, ma non ricorda più con chi e in quale blog. Un po' ha cercato, ma la lista delle possibilità è lunga.

All'inizio del libro, le prime due parti, quelle datate 1983 e 1984, sono davvero di una tristezza incredibile e si ha la voglia di abbandonarlo. Sono racconti a se stanti che vivono di vita propria. Poi le vite dei protagonisti si uniscono, perché sono due numeri primi, anzi due primi gemelli cioè "due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero."
Così le vite di Alice e Mattia scorrono parallelamente e, a volte intrecciandosi, per tutta la lunghezza del libro.
Oltre alla copertina che cattura richiamando lo sguardo, anche la foto interna dello scrittore Paolo Giordano, così giovane, affascinante ed occupato effettivamente in tutt'altro ambito professionale, generano curiosità sul romanzo che, è vero, lega nella lettura in una maniera morbosa e quasi ipnotica. Forse perché tutti, dentro di noi, abbiamo qualcosa di irrisolto che influenza le nostre vite.
La scrittura è scorrevole, moderna e molto interiore. Si conoscono i personaggi attraverso il non detto, anche perché parlano veramente poco ed al momento di dire qualcosa, la pensano sempre, ma sono incapaci di esternarla. Hanno inquietudini viscerali che si portano dietro e che minacciano la loro esistenza rendendola volontariamente vuota. Si sforzano di non essere felici e si autodistruggono. Lei tende all'anoressia fin da giovane, ma nessuno fa concretamente qualcosa per aiutarla e neppure lei se ne rende conto: rifiuta categoricamente il cibo e vive di rabbia. Lui è un genio ed allo stesso tempo un autolesionista.
E mi fermo qui. E' un libro che va letto per essere capito.

Chi non ha letto questo libro ed ha intenzione di farlo, non continui a leggere, perché nel commento di seguito, Pupottina svelerà molte parti del libro, unicamente per stimolare un dibattito con chi lo ha già letto per sapere se anche agli altri ha fatto questo effetto.
Non si può non dire che questo libro è molto particolare ed averlo definito un caso letterario gli si addice. Però, mi ha turbata il finale: l'avrei voluto diverso. Ho sperato fino alla fine che qualcosa migliorasse e si risolvesse inaspettatamente anche con un semplice rigo in cui tutto raggiunge un senso più profondo da quello che si era dipanato per tutto il libro. L'interiorità di questi personaggi andrebbe analizzata da un terapeuta, ma non essendoci, ogni giudizio viene affidato al lettore che vede scivolare in un'esistenza vuota le loro vite.
Alice vive l'anoressia come qualcosa che fa parte di lei e a cui non vuole rinunciare, come se fosse il legame più forte che ha con qualcosa. E' incapace di trattenere a sè Mattia e, pur avendolo desiderato ed amato da sempre, dal primo sguardo che ha rivolto su di lui, non ha avuto la forza di afferrare la felicità che avrebbe potuto darle e si è legata ad un uomo Fabio, il quale come personaggio mi ha delusa. Alice, alla fine, è stata abbandonata da tutti: i suoi genitori, Mattia, Fabio. Ed anche lei stessa, conduceva un'estistenza fra la vita e la morte, più incline alla seconda ed all'annientamento di sè. Il marito Fabio mi ha delusa. Pur avendola amata, ad un certo punto, verso la fine del loro rapporto, la accusa di egoismo, quando il vero egoista era proprio lui che era quasi ossessionato dalla voglia di avere un figlio che ormai aveva dimenticato l'amore che l'aveva spinto a sposarla. Nonostante fosse un medico, troppo tardi si accorge di avere una moglie anoressica e non si sforza di aiutarla con la pazienza a risolvere un problema per volta, ma reagisce con rabbia e, spaventato dalla sua reazione collerica, preferisce volatilizzarsa dalla sua vita per sempre, prendendo a mala pena il necessario.
Mattia sfugge ad Alice, pur non volendola abbandonare, pur sapendo che è la cosa più importante che abbia, ma è ossessionato dal doversi punire per la tragica fine della gemella Michela che resta avvolta nel mistero: è morta davvero o sarà viva? Chi è effettivamente la donna in cui Alice ha creduto di vedere l'ossessione che ha torturato Mattia, in tutti quegli anni?
Alice che decide di non parlarne a Mattia mi ha sotterrata. Ancora mi chiedo: perchè?
Poteva cambiare tutto. Si potevano aggiungere altre 300 pagine di ricerca di quella donna misteriosa. Io le avrei lette volentieri, ma forse tutto il contenuto precedente si sarebbe banalizzato.
E poi penso a Mattia: ma quanti anni ci ha messo prima di decidersi a fare sesso? Meno male che il suo cammino si è intrecciato con Nadia. Anche se, poveretta, poi se lo vede sparire dal letto nel modo peggiore: non trovandolo al risveglio, senza nemmeno un messaggio, dopo che lei gli ha dato tanto. Mattia, però, non è un uomo in grado di apprezzare. Lei è disperata e vede in lui l'ultima possibilità di una trentacinquenne per trovare l'altra metà che le manca.
Mattia è, in fondo, la persona sbagliata che ha legami morbosi con il suo passato tormentoso e con Alice, la donna con cui sapeva di essere un primo gemello.
Mi solleva il fatto che Mattia, nell'ultimo capitolo a lui dedicato, guardando l'alba abbia trovato in tasca il biglietto da visita di Nadia, perché mi dà la speranza che la richiamerà ...
Invece, è allucinante l'idea di Alice, totalmente sola con la sua anoressia, che decide di non svelare quella verità (reale sul serio o semplice allucinazione, miraggio di un momento di malessere fisico ed interiore) che potrebbe segnare un finale diverso per tutti i personaggi. Anche se alla conclusione del libro e, di conseguenza, della vita fittizia dei personaggi, le esistenze di una intera famiglia si potevano riaccendere alla speranza, ma Giordano ha scelto un finale diverso. Avvolto nel mistero e nella disperazione.

Chi lo ha letto, che impressioni ha avuto?
Quale personaggio avreste voluto diverso? E perché? E del finale, cosa avreste cambiato?

26 commenti:

stella ha detto...

Lo leggerò, buona domenica Pupottina.

Roberta ha detto...

Non ho letto la seconda parte del tuo post perchè non ho mai letto il libro, però mi incuriosisce troppo quello che hai detto! Forse
lo leggo!
Un abbraccio e un bacio

Ivo Serentha and Friends ha detto...

Una pigrizia atavica fin dai banchi di scuola,non mi permette di leggere o finire alcun libro,ma è un grave problema personale,la lettura è molto importante.

Grazie anche a te Pupottina,sperando che ci sia il sole,dalle mie parti al momento è velato.

Marlow

il monticiano ha detto...

Fornitori mio figlio e mia nuora, lettori accaniti di tutto, ho letto il libro l'anno scorso, di questi tempi se non ricordo male. Senz'altro prima del 18 dicembre giorno in cui aprii il mio blog. Già perchè da allora non ho più letto un libro, divoro i post.
Per quello che ricordo m'è piaciuto molto. Azzeccatissima l'intrigante foto di quella splendida ragazza sulla prima di copertina. Sui personaggi e su un eventuale cambiamento del finale non mi pronuncio. Anche se giovanissimo il suo autore ha descritto i personaggi e il finale
così come l'ho letti nel suo libro ed io rispetto le sue decisioni.
Tu sai fare benissimo le recensioni
e il tuo commento non è da meno.

Paola ha detto...

No non l'ho letto... ma da come lo descrivi deve essere alquanto ricco di sofferenza per queste due vite...
Ciao Pupottina buona domenica un abbraccio e baciotto

Lara ha detto...

E' dall'anno scorso che rimango indecisa se comprarlo o no.
Molti ne parlano bene, altri arricciano il naso.
Ma tu hai scritto una recensione affascinante.
Ti saprò dire...
Grazie!
Lara

achab ha detto...

ciao pupottina,buona domenica.

Silvia ha detto...

Tanto clamore ha suscitato e mi capitò di leggere sul sito di Mondadori il primo capitolo: da lì capii che non era una lettura che faceva per me. Poco dopo mi è stato regalato e così sono stata "costretta" a leggerlo. Aldilà della simpatia che può suscitarmi il suo giovane autore alla opera prima che non solo pubblica con Mondadori ma fa il botto, best seller, premi, film a breve, personalmente l'ho trovato un brutto, bruttissimo libro. Qualcuno parlandomene prima che lo leggessi lamentava la carenza del testo dal punto di vista dello stile narrativo: considerato troppo freddo... cosa perlopiù imputabile alla formazione scientifica dell'autore. Da quel punto di vista è ineccepibile: manca di "passione" sì, ma non più della metà delle penne presenti nel panorama letterario mondiale contemporaneo. Il problema del libro è che la storia è stupida! Neanche tanto che è brutto... quanto che ciò di cui racconta o forse il MODO in cui lo narra è stupido! Due ragazzi traumatizzati da eventi dell'infanzia che restano segnati da ciò a tal punto da lasciarsi vivere senza mai reagire, agire, prendere la parola nella propria vita... assolutamente incapaci di prendere posizione in quanto ancorati in maniera irriducibile a quel trauma. Insomma, la parabola che ci racconta Giordano è di questi due che non partecipano alla loro vita, MAI nemmeno con una sola decisione, perché incapaci di voltare pagina rispetto al fardello che si portano dietro. Forse nella vita reale accade fin troppo spesso che certi traumi siano difficili da superare anche dopo anni, ma dalla mia esperienza di persone anche vicine a me, quando ti trovi dinanzi simili enormità non rimani a galleggiare per sempre senza prendere decisioni, ma prima o poi fai qualcosa: o reagisci o finisci per soccombere. E poi relativamente all'anoressia di lei... mi domando se Giordano sappia che cosa significa essere malati di anoressia, quali sono i sintomi e soprattutto come si riducono le persone che ne sono afflitte: di certo chi pesa 30 chili non se ne va in giro allegramente per quindici anni come se fosse sanissimo. Assurdo! Questo aspetto viene trattato con una nonchalance e normalità come se non fosse una malattia gravissima e mortale! Lo stesso marito di lei se ne accorge dopo anni di matrimonio... ed è come se niente fosse! No, guarda, personalmente è uno dei peggiori libri che abbia mai letto e non mi capacito del successo che ha avuto. Ma più che brutto, ripeto, è proprio stupido.

PS: anche io non ho sopportato il marito di lei, Fabio, a cominciare dal nome...

***

Buona domenica! :-)

Alfa ha detto...

Voglio leggerlo, perciò mi fermo a metà post...

taoista ha detto...

sono di passaggio, grazie per il commento...ma il mare mi chiama, tornerò per leggere quello che scrivi. Buna domenica.

Ilaria ha detto...

Ciao! Io l'ho letto, l'ho amato vermante tantissimo; è come dici tu: si legge in stato di ipnosi; si viene catturati.
Non credo che avrei cambiato nulla nei personaggi, in nessuno, altrimenti il racconto perderebbe il suo significato.
Il finale è giusto pure, anche se lascia l'amaro in bocca, se fosse stato diverso i due numeri primi si sarebbero incontrati e non sarebbero più stati primi.

E' un libro che a qualcuno può sicuramente restare indigesto, per una certa crudezza che lo caratterizza; ma non sono forse crudi anoressia e autolesionismo?

Un bacione e grazie per essere tra i fan di Ila&cicO!

Ilaria

Faby ha detto...

L'ho letto...anche se è un po' triste...cmq è scritto bene;)
Un abbraccio e buona domenica

Vele/Ivy ha detto...

Allora, ne avevi parlato in un post dedicato adun altro libro (della Kinsella, mi pare) e io avevo commentato che mi sarebbe piaciuto leggerne la tua recensione. In realtà la trama NON mi attira, ma mia mamma me l'ha regalato perchè sa che amo leggere, e tutti parlavano di questo libro... così sono combattuta, mi dispiace lasciarlo lì a far niente!
A me piacciono i libri più vivaci e surreali, tipo quelli di Benni, Neil Gaiman, oppure i fantasy, anche se devo dire di essere piuttosto onnivora.
Quello che mi spaventa è che sembra non esserci via d'uscita per i protagonisti di questo libro... mah, alla fine mi sa che lo leggerò, devo solo decidermi! Se lo faccio, ti dirò la mia impressione!

Anonimo ha detto...

nn l'ho letto ma mi pare cervellotico e introspettivo abbastanza da poter leggere poi ti faccio sapere la mia, bacio pupetta, dammi

Anto e Paolo ha detto...

Ciao Pupottina, dopo giorni scappa e fuggi...eccomi quiiiiiii! Hihihihi! Anche io mi sono fermata a metà post perchè ancora non l'ho letto ma la curiosità ormai ce l'ho da mesi. Infatti l'ho ordinato per catalogo ma ancora non mi arriva! Che P...! Un bacione e buona domenica^___^!

riri ha detto...

Ciao A. ti avevo scritto un commento, ma mi ha dato errore, strano..cmq. volevo (stamattina) augurarti una buona domenica, va bene, buona serata. Il libro non l'ho letto perchè non mi attraeva un granchè ed il mio caro amico,nonchè lettore accanito come me, mi ha detto che non gli è piaciuto, poichè abbiamo gli stessi gusti ho deciso di leggere altro, a dirti il vero adesso mi sono un pò incuriosita..vista la tua ottima recensione, ma sai che potresti farne un lavoro? Con simpatia:-))

Alfa ha detto...

Buon fine week end!

^_____^

serenella ha detto...

L'ho letto lo scorso anno e mi è piaciuto tantissimo. La tua recensione è fatta davvero bene e sviscera in pieno tutti gli aspetti più significativi. Non cambierei nulla, perchè ritengo che certe storie, nella vita, vanno così. L'impossibilità di fare davvero fino in fondo quello che più si desidera. Non è per tutti così. O forse non lo è per nessuno. La solitudine ci appartiene.


E' scritto anche in maniera egregia, per questo mi ha affascin ata da subito.

Buonanotte mia cara.

Ti consiglio di leggere anche Rossovermiglio. Vi ritroverai questo tema ricorrente della solitudine. Ed è scritto in modo meraviglioso.

elettra ha detto...

Ciao, io ho cercato di leggerlo, ma è davvero deprimente... non riuscivo a sostenerlo, quindi l'ho letto cercando di non farmi coinvolgere troppo, saltando qualche frase o anche qualche pagina qua e là... Cmq mi è sembrato un mix di sfighe e tristezza...mi metteva l'angoscia.. Penso che l'autore abbia calcato un po' la mano... cmq non lo rileggerei assolutamente...trasmette negatività, non arricchisce ma svuota...

Emma ha detto...

Lo spunto di riflessione è valido, ma le scelte narrative mi hanno lasciata perplessa: l'intreccio è degno di una soap opera da quattro soldi. Colpi di scena al limite della banalità. I personaggi dei genitori sono figurine senza spessore. Per scorrere, scorre, e la lettura prende. Ma arrivata alla fine, ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un tentativo riuscito solo a metà di spiegare qualcosa che non si è mai visto da vicino.
Non capisco come Augias l'abbia potuto tanto osannare.

Lindalov ha detto...

io l'ho letto un anno fa. poi mi son tagliata le vene e da allora ricordo poco.

Lusia ha detto...

Io sono convinta che la solitudine dei numeri primi sia uno dei libri in assoluto più belli e profondi degli ultimi anni. Mi ha sconvolto pagina dopo pagina. l'ho letto tutto d'un fiato perchè sentivo che quella più che una storia era una verità. Chi non è mai stato profondamente solo o addolorato difficilmente può capire un libro del genere. Molti si possono spaventare, o annoiare, possono impressionarsi o trovarlo inutile e privo di morale. Non mi intrometto nei giudizi altrui, ma io ne sono rimasta affascinatissima. Il fascino di questo libro sta proprio nella mancanza del lieto fine. Non poteva finire bene, ed era chiaro. Perchè non parliamo di una storia d'amore, ma del fatto che quando due anime sono così lacerate non possono accettare altro che vuoto e nulla, la felicità farebbe troppo male per loro che sono stati "uccisi" troppo presto. Se alla fine tutto fosse andato per il verso giusto, i due numeri primi gemelli si sarebbero uniti. E questo purtroppo è impossibile. Credo sia questa la morale di Giordano. Il bacio finale è l'estremo tentativo dei due gemelli di legarsi insieme, di salvarsi da quelle leggi insensate, ma non è servito. Infatti Mattia se n'è andato, e probabilmente come hai intuito richiamerà Nadia. Mentre Alice rimane dov'è, in attesa. Forse della morte. Ma comunque entrambi soli. E' un libro quasi feroce, ma è proprio in questo che io ho trovato bellezza. Ed è anche spaventosamente reale nel suo modo estremo di denunciare un malessere che dilaga fra tutte le persone...
Scusa x il poema >__<
Bye

Emma ha detto...

@ Luisa:
Io invece credo che chi ha sofferto anche solo la metà di ciò che è raccontato in quel libro sia proprio la persona che non ne rimane totalmente convinta.
Io sono certa che Giordano l'anoressia e l'autolesionismo non li ha mai visti nemmeno con il cannocchiale, per quanto il suo sforzo di capire sia encomiabile.

*Vale ha detto...

Ciao Pupottina
il titolo del libro mi stimola molto, ma è necessario dire che Paolo Giordano ha anche un colosso editoriale che gli fornisce un grande lavoro di Marketing, Pubblicità e successo d'oltralpe.
Non l'ho ancora comprato perchè non è uscita l'edizione tascabile (che io sappia) e per un romanzo non sono disposta a spendere tanto se nel giro di qualche anno lanciano il tascabile che costa la metà o un terzo del libro con copertina rigida. Preferisco spendere 20 euro in un'antologia poetica, visto che io leggo e rileggo i libro di poesia fino a stancarmi. Non rileggo mai i romanzi che ho terminato e l'ho fatto solo in un caso.
In secondo luogo, diffido dai best seller perchè molte volte si rivelano BUFALE, vedi "Il codice da Vinci" o "L'eleganza del Riccio"...in due parole, se fanno il film, gatta ci cova.
Ovviamente le mie opinioni sono del tutto personali,da persona che scrive e cerca di trovare uno spiraglio di comprensione nella commercialità e commercializzazione di un testo.
Alla fine è tutta questione di pubblicità, come succede più o meno nel mondo della musica.

Veggie ha detto...

Ho letto questo libro, che tra l'altro mi è piaciuto molto soprattutto per il modo in cui è scritto... Il personaggio che mi è piaciuto di più? Mattia. Non so perchè, ma per tante piccole cose me lo sono sentito particolarmente vicino.
Il finale tutto sommato è coerente con l'andamento del libro, non l'avrei cambiato affatto, mi è piaciuto soprattutto perchè l'ho trovato estremamente realistico... il finale, intendo... poi ci sono comunque diversi passi della storia che mi sanno di campato in aria...

alessandra ingrid ha detto...

Olà Pupottina,

sono rientrata dal mio soggiorno in Italy e tra la megascorta annuale di libri c'è pure questo, ho reagito anche io come te, visto il successo che ha riscosso ovunque mi sono detta :"devo leggerlo!", non so ancora quando, ma fatto sta che ora ce l'ho, non devo far altro che leggerlo e poi vedrò se merita o no.
Ho evitato di leggere i commenti perché non vorrei essere influenzata. Sono curiosa però.

Un baciottone,ciaoooo!

Alessandra

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