Fin qui tutto bene
Diario di un ottantacinquenne
Hendrik Groen
Longanesi Narrativa - Pag. 384 - € 16.90
A quanto affermano le statistiche, al 31 dicembre un uomo di
ottantacinque anni ha un 80 per cento di probabilità di arrivare alla
stessa data dell’anno successivo. Sfidando la sorte, Hendrik, che ha
esattamente quell’età, decide di riprendere a scrivere il diario
interrotto un anno prima, in seguito a una perdita che lo ha toccato da
vicino. Un po’ perché quell’ora e mezzo di scrittura al giorno, in cui
dissotterra la sua penna dissacrante, gli manca non poco, un po’ perché
per la sua indole è inconcepibile abbandonarsi alla mancanza assoluta di
obblighi che contraddistingue la quotidianità di una casa di riposo,
dove, se vuoi, «puoi farti imboccare la vita come un budino in cui non è
rimasto neanche un grumo».
Per Hendrik e il gruppo di amici del club Vemamimo, i
Vecchi-ma-mica-morti, una prospettiva del genere è improponibile. Fedele
allo spirito con cui è stato fondato, il club non si risparmia pur di
rendere le giornate (e le nottate) in casa di cura piacevoli nonostante
tutto, con festini di mezzanotte, fuochi d’artificio illegali,
esplorazioni culinarie in ristoranti più o meno esotici e non solo…
Se Hendrik deve pur sempre fare i conti con lo scorrere del tempo, non
soltanto per quanto lo riguarda ma anche, e forse soprattutto, per chi
gli è più vicino, per sua fortuna non perde le doti che lo
contraddistinguono, preziose a qualsiasi età. Perché ironia, autoironia e
disincanto a volte sono davvero un farmaco salvavita.
Ex "Amore, sesso, tradimenti" Voglia di cambiare qualcosa nella vita ... Libri, film e serie tv. Quotidianità e dintorni. Online dal 2008
Pagine
L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande. (Woody Allen)
"Non discutere di cose di letto con tatto e discrezione. Potrei non capire di cosa parli." (L'ispettore Barnaby)
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giovedì 20 ottobre 2016
sabato 10 ottobre 2015
giovedì 1 ottobre 2015
martedì 18 agosto 2015
Piccoli esperimenti di felicità di Hendrik Groen

La “Hendrik Groen mania” è contagiosa e divamperà
anche in Italia, così come è accaduto in Olanda. Già dall'interessantissimo e
accattivante titolo, PICCOLI ESPERIMENTI DI FELICITÀ intrappola nella sua rete
di serenità, quotidianità e curiosità della durata di un anno, perché tanto
dura il diario che porterà alla fatidica decisione.
Hendrik Groen ha 84 anni e
un quarto e vive ad Amsterdam, nella
casa di riposo "Lieto Tramonto", ma ogni sei settimane circa, ha un
appuntamento fisso o "quasi": va a trovare la moglie, malata di
sindrome maniaco depressiva, ricoverata in un istituto specializzato.
È
un uomo intelligente e in forma, per la sua età: di più rispetto ai suoi amici,
ma meno di quanto vorrebbe. Hendrik, però, è anche uno che non si piange mai addosso. La vita declina lentamente, ma lui non si arrende, almeno non subito. È
un attento osservatore di tutto ciò che accade sia nel suo piccolo universo
sociale sia nello scenario politico internazionale. È uno che riflette molto e
vuole dire la sua su ogni cosa, ma a volte tiene a freno la lingua per
educazione e cortesia. Per fortuna, non è quello che accade nel suo diario,
dove Hendrik Groen non ha peli sulla lingua. Parla di tutto: dei suoi piccoli
dolori privati, come la morte a quattro anni della figlia, e intimi, come i
suoi problemi di "sgocciolamento"; parla dei suoi amici alla casa di
riposo; dei suoi ricordi; della vita degli ultraottantenni in generale; dei
problemi della sanità pubblica; della politica internazionale; del nostro
Berlusconi; ecc.
La svolta nella vita di
Hendrik avviene quando decide di non essere solo quello che gli altri credono
che lui sia, ossia un uomo affidabile e gentile, ma decide di dare voce al suo
se stesso sconosciuto, per l'esattezza quello che avrebbe voluto dire no, ma ha
detto sì, e si è ritrovato in una situazione diversa da quella che avrebbe
desiderato.
Ha deciso di tenere il suo
diario per un anno, al termine del quale renderlo pubblico. Pian piano ha anche
scoperto che questo suo progetto di scrivere un po' ogni giorno lo fa sentire
sereno e rilassato: è davvero terapeutico, come dicono. Nel diario, lui non
nasconde niente di quello che accade nell'ospizio dove vive.
Gradualmente ci si
affeziona a Hendrik, ai suoi amici (Ever,
Edward, Grietje, Eefjee e Graeme) e ai suoi tanti conoscenti che ruotano
nel suo universo esistenziale. Gradualmente, si entra nel vivo del club
VEMAMIMO, ovvero vecchi-ma-mica-morti,
il cui significato è espressione dell'ottica goliardica con la quale gli
anziani del gruppo vivono quel che resta loro da vivere, senza rinunciare a
niente, ma provando a realizzare i loro desideri o ciò che può allietare le
loro esistenze, poiché "finché ci sono progetti c'è vita". Lo stesso Hendrik scopre, anche per se stesso, che avere
belle prospettive è importante per mantenere la voglia di vivere.
Lo stile scivola dal semiserio al comico, ma anche dal
romanticamente nostalgico al commovente. Hendrik è l’anziano che si
vorrebbe abbracciare. Con la sua delicata ironia, il signor Groen porta il lettore
del suo diario a riflettere su temi
delicati e attuali come la qualità della vita degli anziani nelle case di
riposo, i costi della pubblica assistenza e la scelta personale dell'eutanasia.
È un libro che fa sorridere, riflettere e rattristare, ma fa tutto parte della
vita ed il segreto sta proprio nel riuscire ad accettare tutto quello che ci
capita, lottando con caparbietà per cambiarlo.
Hendrik
Groen è lo pseudonimo dietro il quale si cela un misterioso scrittore che ha
trovato il modo di conquistare un vasto target di lettori parlando loro della
vita con le sue piccole e grandi difficoltà.
"Così si fa: continua a vivere e fai quello che
ti piace."
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giovedì 30 luglio 2015
Chi è Hendrik Groen? Caso editoriale in Olanda - terza parte
Il diario semiserio di un ottuagenario di fronte a un bivio:
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
Domenica 13 gennaio
Ieri
sera Evert ha buttato sei tortine glassate nell’acquario del secondo
piano. I pesci rossi si sono ingozzati fino a scoppiare.
I loro cadaveri ora galleggiano in mezzo ai resti di dolce.
Nell’ospizio si è scatenato l’inferno.
Durante
la colazione Evert ha fatto finta di andare in bagno, è salito per le
scale, si è guardato bene intorno e ha gettato
nell’acqua dei pesci le tortine che teneva sotto la giacca. Il
sacchetto di plastica l’ha buttato subito nella spazzatura, una mossa un
po’ sciocca dal punto di vista indiziario; ma per fortuna l’inserviente
ha già svuotato tutti i secchi.
L’acquario
è in un angolo piuttosto buio, e ieri sera nessuno ha notato nulla. Non
si trattava di un’operazione priva di rischi:
se lo avessero beccato poteva fare subito le valigie. Forse, nel
profondo del suo cuore, non gli importa che lo becchino, ma se dovessero
metterlo spalle al muro negherà con forza, mentirà e si arrabbierà. Per
lui è così che funziona il gioco. La sua filosofia:
la vita non è altro che ammazzare il tempo nel modo più piacevole
possibile. Quindi la si può vivere rilassati. Io lo invidio. Ma imparo
in fretta.
Ieri
però ero abbastanza teso, perché Evert mi aveva preannunciato la sua
bravata in modo che mi potessi creare un alibi di
ferro. Ma non è stato mica facile. Ho dovuto aspettare nella sala
conversazione fin quando, finalmente, due del mio piano hanno deciso di
tornare su. «Risalgo con voi. Così ci facciamo due passi insieme.» Il
signore
e la signora Jacobs mi hanno guardato in modo un po’ strano.
Stamattina
verso le nove è scattato l’allarme. Andando in chiesa, la signora
Brandsma ha notato i pesci a pancia in su. A
quanto pare si è anche tentato di insabbiare il tutto, ma la signora
Brandsma, mentre correva ad avvisare la sorella di turno, lo aveva già
detto a chiunque incontrasse. Un attimo fa mi ha bussato il vicino: «Ma
cosa sento...»
Non vedo l’ora di ascoltare i discorsi che si faranno tra poco a tavola.
In libreria dall’ 1 ottobre
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martedì 28 luglio 2015
Chi è Hendrik Groen? Caso editoriale in Olanda - seconda parte
Il diario semiserio di un ottuagenario di fronte a un bivio:
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
Ieri sera gran festa per cena: il menu proponeva
nasi goreng. In generale, i giovanotti e le signorine qui badano
al sodo e non apprezzano queste scialbe esoticherie. Già a metà degli
anni Sessanta, quando nei Paesi Bassi sono arrivati gli spaghetti, loro
si sono chiamati fuori. Non rientravano nel
loro schema: lunedì indivia, martedì cavolfiore in salsa, mercoledì
macinato, giovedì fagiolini, venerdì pesce, sabato minestra con il pane e
domenica roastbeef. Se proprio volevano fare una pazzia mangiavano
macinato il martedì, andando nel pallone per tutto
il resto della settimana.
Le
stramberie che arrivano dall’estero non fanno per noi. Generalmente,
qui all’ospizio abbiamo la possibilità di scegliere
con una settimana di anticipo fra tre menu diversi, ma non sempre va
tutto liscio. Ieri, per motivi poco chiari, c’era soltanto un piatto
indonesiano: il
nasi goreng. Un errore di fornitura. Di sicuro non è stata colpa del nostro cuoco.
Quindi abbiamo potuto scegliere solo
nasi goreng. A quelli con le diete più complicate è toccato il pane.
Un’ondata di sdegno. La signora Hoogstraten van Dam, che insiste per farsi chiamare così, ha piluccato soltanto i pezzetti
di frittata, van Gelder non ha mangiato il nasi goreng ma si è pappato tutti i sottaceti, e Bakker il grassone ha preteso a gran voce il sughetto sul riso.
Il mio amico Evert, che ogni tanto mangia insieme agli altri, quando non ne può più delle proprie arti culinarie, ha offerto
del sambal piccante agli ignari commensali: «Qualcuno vuole un po’ di ketchup per il
nasi goreng?»
Ed
è caduto dalle nuvole quando la signora De Prijker ha sputato la
dentiera nel piatto della giardiniera. L’hanno portata
via che rantolava, e subito dopo Evert ha fatto provare i denti di lei
agli altri ospiti, quasi fossero la scarpetta di cristallo di
Cenerentola. E quando l’hanno chiamato in direzione a dare spiegazioni
ha pure fatto il finto tonto. Ha perfino minacciato
di andare all’Ufficio di igiene perché aveva «trovato» una dentiera in
mezzo ai sottaceti.
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venerdì 24 luglio 2015
Chi è Hendrik Groen? Caso editoriale in Olanda
Il diario semiserio di un ottuagenario di fronte a un bivio:
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
assumere la pillola della dolce morte o provare a vivere di nuovo
Un romanzo diventato un vero e proprio caso editoriale in Olanda
Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne
interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri e i mugolii.
Ho 83 anni e ¼.
Mercoledì 2 gennaio
È caduto un bel po’ di zucchero a velo sul tavolo. Per passare meglio lo strofinaccio, la signora Smit ha poggiato su una
sedia il vassoio con le sfogliatelle di mele.
In quell’attimo è arrivata la signora Voorthuizen che, sedendosi, con il suo enorme culone ha centrato il vassoio, senza neanche
accorgersene.
Solo quando la signora Smit si è messa a cercare il vassoio per rimetterlo sul tavolo, a qualcuno è venuto in mente di guardare
sotto la signora Voorthuizen. Quando si è alzata, sul suo vestitino a fiori erano rimaste appiccicate tre sfogliatelle di mele.
«Si intonano bene con quella fantasia », ha detto Evert. Stavo per strozzarmi dal ridere.
Questo
fantastico inizio d’anno avrebbe dovuto provocare l’ilarità generale, e
invece ha prodotto tre quarti d’ora di manfrine
per stabilire di chi fosse la colpa. Da più parti ho ricevuto sguardi
in cagnesco, perché la scena mi aveva palesemente divertito. E io che
ho fatto? Ho borbottato delle scuse.
Invece di ridere ancora più forte ho borbottato delle scuse.
In
effetti Hendrikus Gerardus Groen, il sottoscritto, è sempre corretto,
affabile, simpatico, educato e disponibile. Non perché
io sia effettivamente così, ma perché non ho il coraggio di essere
altrimenti. Dico raramente quel che penso davvero. Scelgo sempre la via
più sicura. La mia specialità: salvare sia la capra che i cavoli.
Di questo passo mi verrà la depressione, ho pensato un giorno. Allora ho deciso di dare voce, una volta tanto, al vero Hendrik
Groen: per un anno preciso condividerò senza censure il mio sguardo sulla vita in un ospizio di Amsterdam-Nord.
In libreria dall’ 1 ottobre 2015
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Compresi che l'ordine, a lungo andare, si ristabilisce da solo intorno alle cose (Raymond Radiguet)
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