Padre di Dio
di Martin M. Driessen
Dio vive con la governante Bartje in una
casa a forma di cubo. Impegna tutto il suo tempo nel miglioramento del
creato, ma l’Uomo manda puntualmente all’aria i suoi piani. In preda
alla frustrazione decide quindi di lasciare l’umanità a se stessa e di
dedicarsi a passioni meno impegnative, come il fai–da–te e
l’addestramento delle colombe, finché un pastore, Mosè, non irrompe in
casa, dà una sbirciata alle bozze abbandonate della Genesi e sottrae i
Dieci Comandamenti. Il Signore è così costretto a interessarsi
nuovamente delle sorti delle sue creature, ma stavolta, decide, sarà un
Dio più severo. Dopo una prima avventura sulla terra all’insegna della
dissolutezza, vuole coronare un suo vecchio sogno: quello di avere un
padre che possa fargli da mentore. Cerca un ruolo che gli permetta di
tornare sulla terra e di “aiutare gli uomini senza perdere la faccia”.
Sceglie quindi di rinunciare all’onniscienza e di incarnarsi in un
bambino a cui spetterà il ruolo del Redentore. Giuseppe, padre prescelto
dell’incarnazione di Dio, è consapevole dell’infaustodestino che
attende Gesù, e nel disperato tentativo di sottrarlo alla morte
prematura e al disprezzo dei suoi contemporanei, lo rapisce. Insieme,
padre e figlio tentano di raggiungere il confine dell’Impero romano,
dando inizio a un viaggio biblico dai toni on the road. Intanto, nei
cieli, la fuga getta nello scompiglio gli angeli, che a Gesù
preferiscono il carismatico Giovanni, cugino del Messia. In una
narrazione dal ritmo serrato, costante, e con uno stile esatto e denso,
Driessen pone e discute a modo suo due quesiti cui la Bibbia non dà
risposta: dov’era Gesù tra i dodici e i ventisei anni? E soprattutto: ma
che fine avrà fatto Giuseppe?
IN LIBRERIA DAL 24 GIUGNO
Padre di Dio
non si lascia inquadrare con un aggettivo: è blasfemo quanto rispettoso
della Bibbia, a tratti canzonatorio e a tratti devoto – Dio, che bel
libro! NRC Handelsblad
Driessen ha composto un mosaico ricco di colori e sfumature. Padre di Dio
è come un parco giochi. Ogni capitolo è diverso dal precedente; i
passaggi più riflessivi sono affiancati a momenti di umorismo assurdo. De Standaard

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