Giunta in città, mentre percorrevo con lentezza il tragitto a piedi, davanti ad un bar, notai due uomini intenti a discorrere fra loro. Non c’era nulla di strano e non sarebbe accaduto niente se non fossi rimasta folgorata da quell’incantevole visione. In pochi secondi, vidi la mia vita futura sotto un’inedita luce. Sognai uno dei due uomini, in piedi, vivere con me il resto dei suoi giorni. Fu così che, nel momento sbagliato della mia vita, quando ormai era troppo tardi per tornare sui miei passi, mi innamorai, nel modo più insensato e stupido possibile, semplicemente vedendolo, noncurante della mia presenza. Mi innamorai di uno sconosciuto, completamente vestito di nero, dalla testa ai piedi, e con al viso gli occhiali da sole. Una sensazione mai provata prima d’allora, mi catapultò in un’altra dimensione, carica di lussuria e gemiti. Mi ritrovai a sognare, ad occhi aperti, il mio domani con un perfetto estraneo, che mi appariva come la creatura più eccellente e finita che avessi mai incrociato durante gli anni miseri della mia esistenza. Praticamente, per dirla in poche parole, impazzii. Avrei fatto qualsiasi cosa, anche pagato, pur di sapere il suo nome, pur di potergli raccontare lo sconvolgimento che aveva provocato dentro di me. Mi aveva letteralmente sconvolto la vita. Non sarei più stata la stessa. Di me ne esistevano già due, adesso, sotto i raggi solari di uno splendido lunedì mattina, era appena stata creata anche la terza di me, scissa dalle precedenti e più ardentemente vogliosa, ma soltanto del suo corpo. Non respiravano più altri uomini sulla terra. Nessuno avrebbe posseduto il mio corpo e la mia anima all’infuori di lui. Mi fermai, sul lato opposto della strada, con il mio abbigliamento serio …Di fronte a me, i due uomini smisero di parlare e mi sorrisero, guardandosi e chiedendosi cosa ci facessi lì, se per caso stessi cercando loro. Ero immobile sul marciapiede e l’unica cosa che fissavo con insistenza erano loro due. In realtà, le mie attenzioni erano soltanto per uno dei due, ma a quella distanza non credo potessero percepirlo. A bloccare quell’istante indimenticabile, passò una serie di tre automobili: rossa, bianca, nera. Poi, un furgone bianco con un logo di materassi sulla fiancata seguì la catena delle tre auto. Fra me e i due individui, c’era una strada. Ad unirci, c’erano delle bianche e regolari strisce di attraversamento pedonale. Il semaforo, a qualche metro di distanza, aveva concesso il verde alle vetture in attesa, che avevano interrotto il mio stato confusionale.
Mi rimproverai per l’accaduto e lo imputai alle improvvise emozioni delle ultime ore. Quando ci sono due alternative su cui dover scegliere, si cerca una strada di fuga in una terza direzione, soltanto perché non si riesce a compiere una selezione naturale tra le prime due. Il non avere chiaro tutto, grazie ad una palla di vetro, ci impedisce di essere pienamente sicuri della svolta, che decidiamo di dare alla nostra vita. Quindi, abbandonai il mio viaggio onirico con lo sconosciuto che comunque mi aveva notato, anche se il suo viso non mi aveva propriamente comunicato di essere pronto ad amarmi. Se nel suo sguardo avessi letto quel messaggio, non avrei proseguito il mio cammino per recarmi all’appuntamento. Avrei deciso autonomamente di rinunciare al colloquio di lavoro per trascorrere il resto della mia vita con lui, bellissimo, divino, totalmente in nero, l’uomo che il destino mi aveva indicato con una immaginaria freccia lampeggiante che dal cielo si fermava verso il basso, puntando la sua testa.
Mi rimproverai per l’accaduto e lo imputai alle improvvise emozioni delle ultime ore. Quando ci sono due alternative su cui dover scegliere, si cerca una strada di fuga in una terza direzione, soltanto perché non si riesce a compiere una selezione naturale tra le prime due. Il non avere chiaro tutto, grazie ad una palla di vetro, ci impedisce di essere pienamente sicuri della svolta, che decidiamo di dare alla nostra vita. Quindi, abbandonai il mio viaggio onirico con lo sconosciuto che comunque mi aveva notato, anche se il suo viso non mi aveva propriamente comunicato di essere pronto ad amarmi. Se nel suo sguardo avessi letto quel messaggio, non avrei proseguito il mio cammino per recarmi all’appuntamento. Avrei deciso autonomamente di rinunciare al colloquio di lavoro per trascorrere il resto della mia vita con lui, bellissimo, divino, totalmente in nero, l’uomo che il destino mi aveva indicato con una immaginaria freccia lampeggiante che dal cielo si fermava verso il basso, puntando la sua testa.























